Patrimonio — 03 febbraio 2014

Come da molti addetti ai lavori pronosticato, dopo anni di provvedimenti mirati alla soppressione di organi collegiali come le Commissioni Provinciali di Vigilanza di Pubblico Spettacolo, con la legge 27 dicembre 2013, n. 147 (Legge di stabilità 2014), entrata in vigore il 1° gennaio 2014, questi importanti organismi di vigilanza restano vigenti ed operanti.

Le Commissioni Provinciali di Vigilanza di Pubblico Spettacolo, previste dagli artt. 141 e 142 del regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, “Regolamento per l’esecuzione del Testo Unico 18 giugno 1931, n. 773 delle Leggi di Pubblica Sicurezza”, attraverso pareri vincolanti, svolgono compiti relativi agli aspetti di sicurezza,  solidità, igiene, prevenzione degli infortuni e conformità degli impianti e dei locali di pubblico spettacolo e trattenimento di cui all’art.80 del regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, “Approvazione del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”.

A partire dal decreto legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni dalla legge 248/2006, le Commissioni Provinciali di Vigilanza, insieme ad altri organi collegiali operanti nel settore della Pubblica Amministrazione, sono state oggetto di “trattazione” all’interno di un ampio disegno di contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica. In particolare, all’art. 29, comma 1, del c.d. “Pacchetto Bersani” sulle liberalizzazioni veniva stabilita la riduzione del 30 per cento della spesa rispetto all’anno precedente per il funzionamento degli “organi collegiali e altri organismi, anche monocratici, comunque denominati” operanti nelle pubbliche amministrazioni, “anche mediante soppressione o accorpamento delle strutture”. A tal fine, con il comma 2-bis dello stesso articolo, veniva attribuito alla Presidenza del Consiglio dei Ministri il compito di valutare “di concerto con l’amministrazione di settore competente, la perdurante utilità dell’organismo proponendo le conseguenti iniziative per l’eventuale proroga della durata dello stesso”.

Sempre in ottica di contenimento della spesa per il pubblico impiego, a distanza di due anni, l’art. 68 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112 (legge di conversione n. 133/2008), riproponeva la questione degli organismi collegiali, puntando a realizzare, entro il triennio 2009-2011, “la graduale riduzione di tali organismi fino al definitivo trasferimento delle attività ad essi demandati nell’ambito di quelle istituzionali delle Amministrazioni”, con la specifica previsione che, ove fosse riconosciuta una particolare utilità a detti organismi, l’eventuale proroga discendente non avrebbe potuto comunque superare i due anni.

Le disposizioni suddette venivano quindi rafforzate dall’art. 12, comma 20, del decreto legge 6 luglio 2012, n. 95 (c.d. “Spending review”), convertito dalla legge 135/2012, con cui si disponeva che gli organismi collegiali operanti in regime di proroga presso le pubbliche amministrazioni, e tra questi anche le Commissioni Provinciali di Vigilanza di Pubblico Spettacolo, fossero soppressi e le competenze transitassero definitivamente “ai competenti uffici delle amministrazioni nell’ambito delle quali operano”.

Nonostante l’importante sforzo legislativo, l’attuazione del citato articolo 12 incontrava in corsa  complicazioni di natura interpretativa per le quali è stato ritenuto necessario l’intervento del Ministero dell’Interno. Quest’ultimo, con parere n. 557/PAS/U/016945/13600.A(8) del 21 settembre 2012 indirizzato alla Prefettura di Perugia, nello specificare che tra gli organismi da sopprimere erano sicuramente contemplate anche le Commissioni Provinciali di Vigilanza di Pubblico Spettacolo, riconosceva altresì la sussistenza della difficoltà nell’individuare la data di decorrenza della soppressione di tali organi collegiali, nonché le complicazioni discendenti dalla mancata indicazione dei criteri per stabilire quali fossero gli uffici delle amministrazioni a cui trasferire le competenze “tecniche specialistiche” di vigilanza. Così facendo, il Ministero si trovava costretto a rimandare ad un ulteriore e “certamente” definitivo parere per pervenire alla soluzione del problema. All’atto pratico, tutto era ancora da decidere.

Nelle more che il Ministero dell’Interno formulasse il parere risolutore, è stata approvata la menzionata Legge di stabilità 2014 che, tra i diversi interventi, ha modificato nuovamente il quadro di situazione degli organi collegiali da sopprimere, senza tuttavia fare completa chiarezza sugli aspetti connessi con tutti gli organismi di vigilanza di pubblico spettacolo. Specificamente, attraverso l’art. 1, comma 440, viene novellato l’articolo 12, comma 20, del citato decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, stabilendo (con vero colpo di scena) che “Restano altresi’ ferme, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, le commissioni tecniche provinciali di vigilanza sui locali di pubblico spettacolo di cui all’articolo 80 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e agli articoli 141 e 142 del regolamento per l’esecuzione del predetto testo unico di cui al regio decreto 6 maggio 1940, n. 635, e successive modificazioni. Ai componenti delle commissioni tecniche non spettano compensi, gettoni di presenza o rimborsi di spese». Restano validi gli atti comunque adottati dalle commissioni tecniche provinciali di cui al presente comma prima della data di entrata in vigore della presente legge.”.

In pratica, il legislatore, da una parte, ha deciso (per il momento) quale sia il destino delle Commissioni Provinciali, che ritornano ed operano a pieno titolo, dall’altra, non ha fatto alcuna menzione circa le sorti delle paritetiche Commissioni Comunali di vigilanza previste dall’art. 141 bis del citato r.d. n. 635/1940 (articolo introdotto dal d.P.R. 28 maggio 2001, n. 311, “Regolamento per la semplificazione dei procedimenti relativi ad autorizzazioni per lo svolgimento di attività disciplinate dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”).

La connotazione collegiale, che fino al 27 dicembre scorso comportava l’annovero generico delle Commissioni Provinciali di vigilanza tra gli organismi da sopprimere, è la stessa che caratterizza le “sorelle” operanti a livello comunale (o in associazione di comuni) e che, sic stantibus rebus, le condanna ancora ad una inesorabile (ma tutta da definire) soppressione. Ciò che appare poco comprensibile è comunque il perché, considerate le medesime funzioni che i due organi previsti dal Regolamento del T.U.L.P.S. assolvono, si sia deciso di intervenire unicamente in favore di quello che opera in un contesto politico-amministrativo più alto (la provincia), anch’esso oggetto di possibile, prossima soppressione.

Elvira Tontaro

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Tiziana Flenghi

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