Bilancio/Contabilità — 24 marzo 2014

E’ stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale n. 54 del 6 marzo scorso, il Decreto Legge n. 16/2014 contenente le “Disposizioni urgenti in materia di finanza locale, nonché misure volte a garantire la funzionalità degli Enti Locali e dei servizi svolti nelle istituzioni scolastiche”. All’art. 3 del suddetto decreto, sono contenute le Disposizioni per gli enti locali in difficoltà finanziarie che abbiano fatto ricorso a procedure di risanamento di bilancio. L’articolo va a modificare la precedente disposizione contenuta nel decreto legge 174/2012 che ha inserito, nel Titolo VIII – Enti locali – del D. Lgs. 267 del 18 agosto 2000, Testo Unico delle leggi sull’ordinamento degli Enti Locali ( TUEL), l’art. 243-bis. Attraverso questa modifica è stata individuata un’apposita procedura di riequilibrio finanziario pluriennale per gli enti nei quali sussistano squilibri strutturali del bilancio in grado di provocare il dissesto finanziario. Il piano di riequilibrio finanziario pluriennale contiene misure precise e puntuali necessarie a superare le condizioni di squilibrio rilevate. L’adesione alla procedura di riequilibrio è stata significativa, anche se numerose sono state le pronunce negative da parte della Corte dei Conti  sui documenti sottoposti al suo controllo. L’iter preventivo a cura del Ministero dell’interno, infatti, è di carattere prettamente istruttorio, non fornendo valutazioni di tipo vincolante sull’esito finale degli stessi.  Le misure richieste agli enti sono rivolte principalmente al recupero di una “sana gestione”.

All’interno di questo concetto, che tutto può contenere, segnaliamo una particolare attenzione a:

a) mancato rispetto degli obiettivi posti con il patto di stabilità interno;

b) presenza di eventuali debiti fuori bilancio;

c) presenza di una consistente mole di residui attivi e passivi di difficile esazione. In riferimento a questa procedura, il legislatore è intervenuto con una modifica che agevolerà una parte degli enti che, presentato il piano nel 2013, abbiano ottenuto una pronuncia negativa da parte della Sezionale Regionale di riferimento della Corte dei Conti. Gli stessi, infatti, possono riproporre tale istanza entro i 90 giorni successivi alla comunicazione di tale decisione. Tale facoltà è subordinata all’avvenuto conseguimento di un miglioramento, inteso sia come aumento dell’avanzo di amministrazione che come diminuzione del disavanzo di amministrazione, registrato nell’ultimo rendiconto approvato.

La predetta procedura non può essere iniziata qualora sia decorso il termine assegnato dal Prefetto, con lettera notificata ai singoli consiglieri, per la deliberazione del dissesto. Riapertura dei termini, quindi, assai parziale e “discrezionale”. Alcuni grandi Enti potranno beneficiare di una seconda opportunità, utile a condizione che le misure richieste dal Piano siano comunque state attivate. Il timore, per gli altri, è che vengano avviati una mole di ricorsi contro la bocciatura del Piano di riequilibrio. Una modifica, questa, che non ci sembra vada nella direzione di una ricerca di stabilità nella complessa materia della contabilità degli enti locali.  Questo quando l’armonizzazione dei sistemi contabili è alle porte: la legge c’è, le eccezioni continuano.

 

 

LARA MONTEFIORE

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Tiziana Flenghi

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