Personale PA — 20 marzo 2014

Il Segretario Comunale segnalava alla procura della Corte dei Conti procedure di verticalizzazione di passaggio di personale dalla categoria D1 a D3 effettuate in difformità dalla legge e del CCNL di riferimento, il P.M. contabile apriva specifica inchiesta, con successivo rinvio a giudizio del Sindaco, della Giunta Comunale, del Nucleo di Valutazione, del segretario comunale e del responsabile del personale.

Sulla questione del danno erariale si è pronunciata la Corte dei Conti sezione giurisdizionale per la Regione Lombardia nella sentenza n.9 depositata in data 21/01/2014.

La Giunta Comunale nell’anno 2006 aveva disposto un atto deliberativo avente ad oggetto “Progetto valorizzazione risorse umane-attuazione”, che prevedeva “riconfermare la volontà dell’Amministrazione di procedere alla copertura dei posti riclassificati in categoria D/3 -riconoscimento giuridico- mediante accesso dall’interno (progressione verticale ai sensi dell’art.4 del CCNL del 31.3.1999), con decorrenza dal 1 gennaio 2006”, dando atto che “a progressioni verticali avvenute, tutti i posti che si renderanno vacanti saranno automaticamente e contestualmente soppressi”, e, nello stesso tempo, “incaricando la Responsabile del Personale, ad attivare e gestire la procedura finalizzata alla copertura dei posti suddetti”. Inoltre, nel corpo della citata deliberazione, l’ente faceva proprie le risultanze dei verbali di delegazione trattante. A seguito della citata deliberazione il Nucleo di valutazione convalidava il passaggio dalla categoria D1 giuridica alla categoria giuridica D3 di 6 persone,sulla base di alcune schede di valutazione attestanti il raggiungimento del punteggio minimo necessario al passaggio giuridico. Il responsabile del personale, a seguito dell’inoltro di tali schede, con propria determinazione, provvedeva la nuovo riconoscimento giuridico di n.6 dipendenti, di cui 4 avevano già la progressione economia D3 e altri due effettuavano il passaggio dalla categoria giuridica D1 direttamente a D3. Infine, la Giunta Comunale modificava la dotazione organica mediante soppressione di n. 6 posti di categoria D1 e contestuale istituzione di n. 6 nuovi posti di categoria D3.

Secondo il P.M. contabile, la procedura di verticalizzazione era avvenuta in assenza di una vera e propria procedura concorsuale aperta all’accesso all’esterno. Inoltre, si evidenziava come il compenso corrisposto ai dipendenti, a seguito dell’acquisizione della superiore posizione giuridica D3, permetteva di liberare risorse, per eguale importo, all’interno del Fondo per le risorse decentrate. Le risorse “liberate” dal fondo venivano, infine, utilizzate per finanziare altri istituti (a cominciare dalle cd progressioni orizzontali), a vantaggio di altri dipendenti comunali, ma in parte anche ad alcuni dei soggetti “riqualificati”. D’altra parte, a conferma che tale operazione era stata finalizzata a liberare le citate risorse decentrate, emerge dalla dichiarazione contenuta nel verbale della delegazione trattante dove veniva evidenziato che “…selezioni verticali che permetteranno di liberare risorse utili nel fondo per l’attribuzione di incrementi economici per l’istituto delle progressioni orizzontali”. In tal modo, gli stessi soggetti verticalizzati avevano modo di fruire di tali risorse additive, effettuando successivamente il passaggio per progressione orizzontale alla categoria D4. Ciò che aveva condotto il comune ad aumentare la propria spesa del personale in modo illegittimo.

E’ stato preliminarmente evidenziata la mancanza di responsabilità del Nucleo di valutazione essendosi questo limitato al riconoscimento del nuovo inquadramento giuridico con procedure selettive deciso da altri, e affermando di aver svolto correttamente il proprio compito nel fissare obiettivi, indicatori e pesi sulla cui base sono stati poi valutati i concorrenti. Gli altri convenuti hanno eccepito la prescrizione e, inoltre, la tardività dell’annullamento disposto dall’attuale Giunta Comunale, effettuato nell’anno 2010 a fronte dei rilievi attivati già nell’anno 2009, con la necessaria chiamata in causa della nuova amministrazione per i pagamenti avvenuti nell’anno 2010. Inoltre, veniva evidenziata la mancanza di danno erariale, specie in relazione all’equivalenza tra categoria giuridica ed economica del personale, esattamente pari in termini economici a quanto dagli stessi precedentemente percepito. Infine, veniva rilevato che tale passaggio comportava una vera e propria valorizzazione del personale permettendo di recuperare la disponibilità del personale a svolgere, i compiti assegnati dall’Amministrazione e l’ultimazione della fase preliminare all’introduzione del controllo di gestione.

In via preliminare il collegio contabile esclude la prescrizione per il periodo successivo al quinquennio dei pagamenti avvenuti fino al mese di ottobre 2010, mentre respinge l’integrazione del contraddittorio con i nuovi amministratori, non ravvisando nella fattispecie all’esame la sussistenza di una ipotesi di litisconsorzio necessario né l’impianto accusatorio e la documentazione allegata consentono di accomunare le posizioni dei precedenti amministratori con quelle degli amministratori attualmente in carica.

In merito alla posta di danno erariale, i giudici contabili evidenziano il passaggio dalla categoria D1 alla categoria D3, quale progressione verticale, effettuata in assenza dei relativi posti in organico, e di una vera e propria procedura selettiva. Tale procedura è avvenuta in violazione dell’art. 4 CCNL Enti Locali del 31.03.1999 che prevede, ove ricorrano posti vacanti all’interno della dotazione organica, procedure selettive. Tale progressione verticale, infatti, è avvenuta nel mancato rispetto dei presupposti normativi ed ha consentito la “liberazione”, all’interno del Fondo di produttività, di risorse destinate a remunerare anche altri istituti, a beneficio di altri dipendenti comunali e di alcuni degli stessi riqualificati cui veniva riconosciuta, oltre al superiore inquadramento giuridico, un’ulteriore fascia economica. Inoltre, tali progressioni venivano effettuate in assenza dei posti vacanti in pianta organica, avvenuta solo successivamente al passaggio dei dipendenti alla categoria superiore. In merito alla successiva modifica, rilevano i giudici contabili, la Giunta comunale non ha provveduto a modificare l’assetto della pianta organica dell’ente delineata, ma si è limitata a disporre la soppressione, con effetti differiti al termine della procedura di riqualificazione, dei posti vacanti (che, come evidenziato dalla tabella allegata alla stessa delibera, erano quelli di categoria C). Rileva il collegio contabile giudicante, l’art. 5, comma 7, del D.C.P.M. 15 febbraio 2006, con riguardo ai limiti concernenti la rideterminazione della dotazione organica e le assunzioni a tempo indeterminato, Manca, infine, una procedura selettiva, per avere l’amministrazione proceduto esclusivamente ad una mera riclassificazione di posti. In merito ai rilievi formulati dai convenuti, il collegio contabile rileva quanto segue:

  • Sussiste, al contrario di quanto prospettato dai convenuti, il danno erariale quantificato nella differenza tra il compenso spettante alla Cat. D1 e quella spettante alla Cat. D3 giuridica, legato alle maggiori somme indebitamente erogate ai dipendenti sotto forma di salario accessorio e degli oneri riflessi – CPDEL IRAP INAIL INADEL- attinte al Fondo di produttività di cui si è già detto, depurato dai costi ad esso afferenti in relazione ai compensi dei dipendenti promossi (per un costo complessivo, dal 2006 al 2010, di € 121.924,03);
  • In merito all’utilità comunque conseguita dalla valorizzazione di tale personale, risulta, al contrario, che gli impiegati promossi hanno continuato a svolgere esattamente le stesse mansioni che svolgevano in precedenza senza aggravio di funzioni e responsabilità.

Il collegio, dopo aver esattamente individuato il danno erariale, condanna i convenuti in base alle seguenti motivazioni:

  • Il Sindaco e la Giunta Comunale, in quanto il loro comportamento gravemente colposo, emerge in maniera evidente dalla stessa sequenza degli atti adottati, diretti inequivocabilmente a liberare somme dal fondo di produttività, ponendole a carico del bilancio, con conseguente maggior onere complessivo per l’Ente;
  • Il segretario comunale, il cui comportamento è parimenti connotato da grave colpevolezza, in quanto, presente, tra l’altro, alla seduta di giunta comunale nella quale è stata adottata la più volte richiamata deliberazione, non risulta in alcun modo aver fatto rilevare le illegittimità della decisione in corso di adozione, ed il suo conseguente carattere dannoso, come invece sarebbe stato suo dovere, nell’ambito del rapporto di collaborazione con l’Organo politico i cui contenuti sono delineati dalla consolidata giurisprudenza della Corte dei conti;
  • Il responsabile del personale, il quale ha espresso sia il parere di regolarità tecnica in ordine alla deliberazione di Giunta Comunale, adottando successivamente la determinazione, con cui è stata eseguita la delibera stessa, sia in quanto componente della delegazione trattante di parte pubblica che a più riprese aveva esaminato la questione della trasformazione in inquadramento giuridico dell’inquadramento economico D3. Anche nei suoi confronti, pertanto, il Collegio ha ritenuto sussistente quella colpa grave che costituisce presupposto per l’affermazione della responsabilità.

Per quanto riguarda il Nucleo di valutazione, il collegio contabile, ritiene che gli stessi non hanno alcuna responsabilità  né in merito alla trattativa sindacale ed alla delibera giuntale né riguardo alla scelta delle procedure selettive, decise da altri e non avendo neppure diritto e competenza per contestarle e non applicarle. Gli stessi, essendosi sostanzialmente limitati a prendere atto o, al massimo, ad avallare le scelte dell’Amministrazione, vanno conseguentemente assolti da ogni addebito per assenza della colpa grave.

Le organizzazioni sindacali non chiamate il giudizio, ma pur sempre responsabili di aver fornito appoggio e condiviso il progetto di valorizzazione del citato personale, rappresentano una concausa di danno che permettono al collegio di operare il potere riduttivo della sanzione pari a circa il 26%.

 

                                                                                    EMIDIO CECCHETTI

 

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Tiziana Flenghi

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