Bilancio/Contabilità — 05 novembre 2012

Il d.l. n. 174 del 10 ottobre 2012, convertito nella Legge 213/12, introduce una lunga serie di novità per gli enti locali. Nel presente studio se ne affronteranno alcune, lasciando ad un prossimo intervento l’esame delle altre.

In particolare, gli enti che utilizzano entrate a specifica destinazione o si trovano in situazione di anticipazioni di cassa, con il proprio tesoriere, non possono utilizzare l’avanzo di amministrazione e dovranno iscrivere, in bilancio, un fondo di riserva più consistente rispetto ad oggi. Si modificano in tal modo due articoli, il 166 e il 187, del TUEL.

Sempre con la medesima finalità di ridurre le spese degli enti locali, il decreto prevede un nuovo iter per il riconoscimento dei lavori pubblici di somma urgenza, dovuti a eventi eccezionali o imprevedibili, che hanno un importante effetto sugli equilibri di bilancio e si dispone che tali interventi vengono ricondotti nella casistica dei debiti fuori bilancio, con procedure più stringenti per riportare tali spese nell’alveo del bilancio di previsione.

Infine, si tratterà, dell’introduzione della sanzione della mancata approvazione, entro il 30 aprile dell’anno successivo, del rendiconto della gestione; sanzione analoga a quella prevista in caso di mancata approvazione del bilancio di previsione, che consiste nello scioglimento del consiglio comunale.

L’UTILIZZO DEL FONDO DI RISERVA DEGLI ENTI LOCALI

La lettera g) del comma 1 dell’articolo 3 del d.l. n. 174/2012 integra le disposizioni previste dall’articolo 166 del TUEL, in tema di formazione e di utilizzo del fondo di riserva. L’articolo 166 prevede che, nel bilancio di previsione annuale, sia iscritto un fondo di riserva, non inferiore allo 0,30 e non superiore al 2 per cento del totale delle spese correnti, inizialmente previste in bilancio. Tale fondo è utilizzabile nei casi in cui si verifichino esigenze straordinarie di bilancio o le dotazioni degli interventi di spesa correnti si rilevano insufficienti. L’utilizzo avviene con deliberazione dell’organo esecutivo, da comunicare all’organo consigliare nei tempi previsti dal regolamento di contabilità.

La lett. g) introduce due nuovi commi all’articolo 166, diretti:

–       a riservare, almeno la metà della quota minima del fondo di riserva alla copertura di spese non prevedibili, la cui mancata effettuazione determini danni certi per l’ente – nuovo comma 2-bis;

–       ad aumentare il limite minimo stabilito, nell’ipotesi in cui l’ente locale si trovi nelle condizioni previste dagli articoli 195 e 222 del TUEL, cioè nel caso in cui si è deliberato l’utilizzo di entrate aventi specifica destinazione, per il finanziamento di spese correnti o si sia deliberata l’anticipazione di tesoreria. In questi casi il limite minimo del fondo, si incrementa dallo 0,30 allo 0,45 del totale delle spese correnti inizialmente previste in bilancio – nuovo comma 2-ter;

In particolare, tale situazione di aumento del limite minimo, si ha nel caso in cui l’ente non ha ricostruito la consistenza delle somme vincolate, utilizzate per il pagamento delle spese correnti o non ha rimborsato l’eventuale anticipazione di tesoreria.

Come si ricorderà, gli enti locali, tranne quelli in stato di dissesto finanziario, possono, ai sensi dell’articolo 195 del TUEL, utilizzare, in termini di cassa, le entrate aventi specifica destinazione, per il finanziamento di spese correnti, anche se provenienti dall’assunzione di mutui con istituti diversi dalla Cassa depositi e prestiti, per un importo non superiore all’anticipazione di tesoreria disponibile. L’utilizzo di tali somme rende necessaria l’adozione della deliberazione di Giunta, relativa all’anticipazione di tesoreria, ex articolo 222 del TUEL, vincolando una quota corrispondente della suddetta anticipazione. Tale utilizzo è deliberato, in termini generali, all’inizio di ogni esercizio, ed è attivato dal tesoriere su specifica richiesta del servizio finanziario. La consistenza delle somme vincolate viene ricostituita con i primi introiti non soggetti a vincolo di destinazione.

L’articolo 222 disciplina l’anticipazione di tesoreria, prevedendo che il tesoriere, su richiesta dell’ente corredata dalla deliberazione della Giunta, conceda anticipazioni di cassa, entro il limite massimo dei tre dodicesimi delle entrate accertate nel penultimo anno precedente, relativo ai primi tre titoli di entrata del bilancio.

 

LIMITAZIONI ALL’UTILIZZO DELL’AVANZO DI AMMININISTRAZIONE

La lett. h) del comma 1 dell’articolo 3 del decreto in esame, integrando l’articolo 187 del TUEL, relativo all’avanzo di amministrazione, ne vieta l’utilizzo a quegli enti che si trovino in una delle situazioni previste dagli articoli 195 e 222 del testo unico, nel caso, cioè che il comune abbia deliberato l’utilizzo di entrate aventi specifica destinazione per il finanziamento di spese correnti o anticipazioni di tesoreria. Si introduce l’articolo 3-bis all’articolo 187, stabilendo che il divieto di utilizzo dell’avanzo è diretto a quegli enti che avendo deliberato l’utilizzo di entrate a specifica destinazione non abbiano ancora provveduto a ricostituire la consistenza delle somme vincolate o che avendo deliberato anticipazioni di tesoreria non abbiamo ancora effettuato il relativo rimborso. In sede di conversione del decreto è stato chiarito che la limitazione riguarda esclusivamente l’avanzo non vincolato.

L’avanzo di amministrazione può essere utilizzato per:

a)       per il reinvestimento delle quote accantonate per ammortamento, provvedendo, ove l’avanzo non sia sufficiente, ad applicare nella parte passiva del bilancio un importo pari alla differenza;

b)       per la copertura dei debiti fuori bilancio e per l’estinzione anticipata di prestiti;

c)        per i provvedimenti necessari per la salvaguardia degli equilibri di bilancio ove non possa provvedersi con mezzi ordinari, per il finanziamento delle spese di funzionamento non ripetitive in qualsiasi periodo dell’esercizio e per le altre spese correnti solo in sede di assestamento;

d)       per il finanziamento di spese di investimento.

Nel corso dell’esercizio, al bilancio di previsione può essere applicato, con deliberazione di variazione, l’avanzo di amministrazione presunto derivante dall’esercizio immediatamente precedente, soltanto per le finalità di cui alle lettere a), b) ed c). L’attivazione delle spese può avvenire dopo l’approvazione del conto consuntivo dell’esercizio precedente, con eccezione dei fondi, presenti nell’avanzo, che hanno specifica destinazione, che possono essere immediatamente attivati.

LAVORI PUBBLICI DI SOMMA URGENZA

Il d.l. n. 174 del 2012 interviene in maniera molto restrittiva in tema di lavori pubblici di somma urgenza, dovuti per eventi eccezionali e non prevedibili, che hanno importanti ripercussioni sugli equilibri finanziari dell’ente. La normativa precedente prevedeva un sistema più blando per la regolarizzazione dei lavori ordinati, che era effettuata dal responsabile del procedimento, a pena di decadenza entro 30 giorni e comunque entro il 31 dicembre dell’anno se il suddetto termine non era spirato a tale data. Con la novella legislativa, i lavori di somma urgenza sono ricondotti, qualora i fondi specificamente previsti in bilancio sono insufficienti, nella casistica dei debiti fuori bilancio, con il pieno coinvolgimento non più soltanto del responsabile del procedimento, ma anche della Giunta e del Consiglio, al quale è demandato il compito di verificare la sussistenza dei presupposti gius-contabili, circa la legittimità della procedura in essere e al fine di garantire l’opportuna copertura finanziaria.

La lett. i) del comma 1 dell’articolo 3, nella sua versione approvata dalla Camera, modifica la norma prevista dall’articolo 191 comma 3 del TUEL, relativo alle regole per l’assunzione dell’impegno di spesa, con riferimento ai lavori pubblici di somma urgenza. Rispetto alla precedente normativa, le nuove disposizioni del comma 3 introducono, in alcuni casi, l’approvazione da parte dell’organo consiliare, introducendo una maggiore responsabilizzazione degli organo di governo dell’ente. In particolare si prevede che la Giunta, qualora i fondi specificamente previsti in bilancio si dimostrino insufficienti, entro 20 giorni dall’ordinazione fatta a terzi, su proposta del responsabile del servizio, sottopone al Consiglio il provvedimento di riconoscimento della spesa, per il lavori di somma urgenza, prevedendone la relativa copertura finanziaria, nei limiti delle accertate necessità per la rimozione dello stato di pregiudizio alla pubblica incolumità.

Il provvedimento di riconoscimento, sottoposto al Consiglio con le modalità e le procedure previste per i debiti fuori bilancio di cui all’articolo 194 del TUEL, è adottato entro 30 giorni dalla data di deliberazione della proposta della Giunta e comunque entro il 31 dicembre dell’anno in corso, se a tale data non sia scaduto il predetto termine. La comunicazione al terzo interessato è data contestualmente all’adozione della deliberazione consiliare, a differenza di quanto accadeva in passato che la comunicazione avveniva nel momento dell’adozione della determinazione dirigenziale.

La lett. i) introduce una maggiore responsabilizzazione degli organi di governo ed è finalizzata a ricondurre al sistema di bilancio le spese effettuate con procedure non tipiche, in considerazione dell’urgenza di eventi eccezionali e non prevedibili.

Durante l’esame in sede referente, è stato specificato che la procedura è attivabile soltanto se i fondi specificatamente previsti in bilancio sono insufficienti. Soltanto in questo caso, la giunta sottopone al consiglio il provvedimento di riconoscimento della spesa di soma urgenza.

 

LA MANCATA APPROVAZIONE NEI TERMINI DEL RENDICONTO DI GESTIONE

E’ introdotto, a cura della lett. l) del comma 1 più volte richiamato, il comma 2-bis all’articolo 227 del TUEL, relativo al rendiconto della gestione, stabilendo che la mancata approvazione del suddetto rendiconto entro il termine previsto dalla norma comporta l’attivazione della procedura di scioglimento dell’organo consiliare inadempiente, e l’attribuzione al Prefetto dei poteri sostitutivi e propulsivi, già previsti per la mancata approvazione del bilancio di previsione.

In particolare, la lett. l) prevede che la mancata approvazione del rendiconto, entro il termine del 30 aprile dell’anno successivo, determina l’applicazione della procedura prevista dal comma 2 dell’articolo 141 del TUEL, che disciplina l’ipotesi di scioglimento dei consigli in caso di mancata approvazione del bilancio di previsione nel termine fissato.

Benché il comma 2 faccia, ancora, riferimento agli organi regionali di controllo, la disciplina prevista è quella risultante dalla modifica normativa, che attribuisce al Prefetto i poteri prima spettanti agli organi regionali, in tema di nomina del commissario ad acta. La novella del 2002 era stata introdotta per il solo esercizio finanziario 2002, in quanto in tale momento era sorto, con la cessazione dei Co.re.co., il problema di individuare quale fosse l’organo legittimato a nominare i commissari ad acta. Il d.l. n. 13 del 2002 ha introdotto una disciplina transitoria, per colmare il vuoto normativo creatosi a seguito dell’abrogazione della norma costituzionale. A partire dall’anno 2004, tale disciplina si applica anche alle ipotesi di scioglimento dei consigli per mancata adozione del provvedimento di riequilibro di bilancio.

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