EE.LL./Territorio — 05 novembre 2012

La possibilità di vivere e di preservare la propria integrità fisica e la propria incolumità è desiderio primario di ogni essere umano.

Il diritto alla sicurezza, però, a differenza di altri diritti fondamentali quali la salute e il lavoro che possono essere estesi a tutti, deve essere contemperato ed equilibrato e salvaguardarlo implica garantire l’assenza di rischio, ciò che è di fatto impossibile, a meno che una persona non venga isolata da tutti gli altri.

Esso dunque si configura come un bene pubblico, determinato dal precario sottile equilibrio tra i diritti alla libertà e alla vita di tutte le persone e il pericolo potenziale di poter incorrere nel rischio sociale.

Oggi, alla luce delle difficoltà dei governi ad assicurare il sistema di welfare pubblico che ha contribuito a dare un generale senso di sicurezza ai cittadini, e di fronte alla perdita di fiducia nella capacità, percepita nella collettività, di ricevere risposta ai bisogni primari dei propri componenti, è più difficile ricostruire un vero senso di sicurezza.

Riscontriamo, quindi, una diffusa insicurezza causata dalla crisi dei valori sociali, dalla sfiducia verso le istituzioni, a cui si sommano altri fattori esterni quali la trasformazione rapida delle nostre città con la perdita di reti sociali e di conoscenza reciproca, la diminuzione degli esercizi commerciali di vicinato, la diminuzione della capacità della famiglia di rappresentare un solido ambiente di protezione per i suoi componenti, la presenza di aree dismesse, degradate o poco vissute con l’emergere del senso di abbandono.

Questi sono fattori che aumentano la lontananza delle istituzioni, e che rendono la ricerca della sicurezza da parte dei cittadini un problema complesso e costante, che chiama in causa una molteplicità di azioni che le Amministrazioni Pubbliche sono chiamate a realizzare.

Occuparsi di sicurezza significa mettere in atto un sistema integrato di strumenti idonei a dare risposte concrete ai cittadini che chiedono con vigore e forze la presenza delle Istituzioni, le quali debbono soprattutto assicurare e al contempo attivare partecipazione e dialogo, per rafforzare i legami di coesione sociale.

In questi anni il “Progetto Sicurezza integrata” nato in questo clima di incertezza ha cercato di trovare delle soluzioni pratiche ed efficaci a queste problematiche, in modo da poter rispondere puntualmente alle aspettative avanzate da larghi strati della popolazione.

Sono numerosi anni che la Regione Lazio indice un bando specificamente mirato alla realizzazione di interventi volti a favorire un sistema integrato di sicurezza nell’ambito del territorio regionale.

Attraverso lo studio di questi bandi, che sono stati caratterizzati da diversi ed eterogenei criteri spesso mutati di anno in anno, si possono ricavare delle informazioni e dei dati utili ad un’analisi dello stato attuale della c.d. tematica Sicurezza Integrata nel Lazio.

Con questo spirito, la Fondazione Logos PA, ha ritenuto utile raccogliere i dati relativi ai Comuni e ai Municipi che hanno partecipato in questi anni al Bando, analizzarli e incrociarli, al fine di ottenere dei nuovi riferimenti per elaborare una relazione che restituisse uno spaccato dei comuni laziali e di cosa hanno fatto in questi anni per migliorare la sicurezza in senso lato (e tutte le tematiche ad essa connesse) sul loro territorio.

Dallo studio condotto sui dati a disposizione, è stato possibile rilevare alcune delle più rilevanti aree tematiche trattate dai singoli Comuni e Municipi.

Fra i  numerosi temi che hanno investito la sicurezza, molti di essi hanno investito la scuola e le istituzioni scolastiche, fulcro sociale per ogni intervento in questo settore.

Fra i vari aspetti più sentiti e percepiti c’è stato la prevenzione del fenomeno del bullismo, particolarmente diffuso.

Si è riscontrato come esso fosse percepito non solo come forma di comportamento aggressivo operando una netta distinzione tra vittime e persecutori, con la forza fisica e verbale ad imporre la superiorità, ma tutte le sue evoluzioni come il cyber bullismo.

Peraltro risulta in cambiamento la sua connotazione ambientale passando dall’emersione dei fenomeni da soggetti provenienti da contesti di disagio sociale ed economico a fasce diversificate della popolazione di fatto socialmente ed economicamente stabili.

Oggi la violenza derivante dal bullismo è inserita tra le priorità delle agende degli enti locali, a cui vengono destinati importanti scelte di programmazione sociale ed economica.

Anche il tema dell’integrazione sociale è uno degli aspetti su cui molti Comuni e Municipi hanno deciso di investire le proprie risorse umane ed economiche.

Ormai si vive in una società multietnica che mette in contatto persone con paesi di provenienza diversi, lingue ed abitudini che hanno la necessità di trovare dei punti di contatto per porre le basi per una interazione proficua e preziosa.

Fra i giovani che frequentano le scuole molti sono immigrati di seconda generazione che si trovano spesso a dover combattere contro pregiudizi e discriminazioni.

Nella consapevolezza che i giovani di oggi sono la società civile del domani, è divenuto essenziale attuare delle politiche di integrazione che possano giovare a tutti i cittadini per creare quel clima di serena convivenza e gettare le basi per una futura società stabile ed integrata al suo interno.

Oltre a queste aree tematiche, molti progetti hanno riguardato il tema della sicurezza stradale, quello della prevenzione delle truffe, il contrasto alle tossicodipendenze e la creazione di sportelli informativi per la sicurezza aventi come l’obiettivo quello di facilitare l’accesso degli utenti alle informazioni specifiche e aggiornate in tema di prevenzione, sicurezza e sui piani di prevenzione attuati nei rispettivi Comuni.

 Fondazione Logos PA

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