EE.LL./Territorio — 20 febbraio 2015

 

E’ notizia dell’ultima ora dell’approvazione, da parte della commissione Commissione parlamentare che sta preparando il testo del Milleproroghe che dovrà essere votato nei prossimi giorni in Aula, circa il rinvio e quindi la proroga della gestione associata delle c.dnove funzioni al 31 dicembre 2015. E’ pensare che il provvedimento aveva trovato le sue radici nel 2010 nel decreto legge 78 con l’obiettivo del contenimento delle spese per l’esercizio delle funzioni fondamentali dei comuni.

Cerchiamo di capire gli effetti e i risvolti

La norma che individua le funzioni fondamentali dei Comuni è l’articolo 19 della legge 7 agosto 2012 n. 135di conversione  del D.L. n. 95 del 6 luglio 2012 che apporta modifiche all’articolo 14 del DL 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla  legge  30  luglio  2010,  n.  122.

L’articolo sopracitato enuclea le “Funzioni  fondamentali  dei  comuni  e  le modalità  di  esercizio  associato  di funzioni e servizi comunali”,

Con queste previsioni vengono sancite le funzioni fondamentali che sono:

a) organizzazione generale dell’amministrazione, gestione finanziaria e contabile e controllo;

b)  organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito comunale, ivi compresi i servizi di trasporto pubblico comunale;

c) catasto, ad eccezione delle funzioni mantenute allo Stato dalla normativa vigente;

d)  la  pianificazione  urbanistica  ed  edilizia  di  ambito  comunale  nonché  la  partecipazione  alla pianificazione territoriale di livello sovracomunale;

e)  attività,  in  ambito  comunale,  di  pianificazione  di  protezione  civile  e  di  coordinamento  dei  primi soccorsi;

f)  l’organizzazione  e  la  gestione  dei  servizi  di  raccolta,  avvio  e  smaltimento  e  recupero  dei  rifiuti urbani e la riscossione dei relativi tributi;

g)  progettazione  e  gestione  del  sistema  locale  dei  servizi  sociali  ed  erogazione  delle  relative prestazioni ai cittadini, secondo quanto previsto dall’articolo 118, quarto comma, della Costituzione;

h)  edilizia  scolastica  (per  la  parte  non  attribuita  alla  competenza  delle  province),  organizzazione  e gestione dei servizi scolastici;

i) polizia municipale e polizia amministrativa locale;

l)  tenuta dei registri di stato civile e di popolazione e compiti in materia di servizi anagrafici nonché in  materia  di  servizi  elettorali  (e  statistici  vedi  l  bis),  nell’esercizio  delle  funzioni  di  competenza  statale(per la quale non esiste obbligo di associazionismo)

l  bis)  i  servizi  in  materia  statistica.

Il quadro normativo va letto con riferimento alle novità introdotte dall’art. 1 della legge 7 aprile 2014 n. 56 (legge DelRio), contenente  “Disposizioni sulle Città Metropolitane, sulle Province, sulle Unioni e Fusioni di Comuni”e novità introdotte dall’art. 1 della legge 7 aprile 2014 n. 56, contenente

L’art.  1  della  legge  “Delrio”  ha  profondamente  innovato  la  materia  associativa  nell’ottica della maggiore semplificazione dei percorsi di gestione intercomunale di servizi e funzioni, secondo alcuni razionalizzando la materia, secondo altri rendendola più complicata.

Cerchiamo di vedere i principali contenuti nell’ottica del nostro articolo.

Innanzitutto incide sulle Unioni di comuni che sono definite tali se costituiti  da  due  o  più  Comuni  per  l’esercizio  associato  di  funzioni  o  servizi  di  loro competenza, abrogando il  modello  di  Unione  “Speciale”  previsto  dall’art.  16  della legge  148/2011  per  i  piccoli  Comuni  fino  a  1.000  abitanti.

Per  tutti  i  Comuni  fino  a  5.000  abitanti  resta  la  facoltà  di  avvalersi  della convenzione  e/o dell’Unione  di  Comuni  per  l’esercizio  in  forma  associata  delle  funzioni  fondamentali secondo le modalità indicate dal TUEL 267/2000 per il quale viene novellato l’articolo 32 esaltando il valore dello statuto per i riferimenti al Consiglio  dell’Unione,  la  rappresentanza  delle minoranze, la figura del Presidente  dell’Unione e del

segretario  comunale.

Si ribadisce il limite demografico  minimo  di  10.000  abitanti  per  le  Unioni  di  Comuni  e  le Convenzioni, stabilito in 3.000  abitanti  se trattasi  di  Comuni  appartenenti  o  appartenuti  a Comunità  montane.

La legge, poi, interviene  in  ordine  al  trattamento  economico  dei  titolari  delle  cariche  negli organi delle Unioni di, in materia  di  ineleggibilità,  incandidabilità,  incompatibilità  e  inconferibilità, sul ruolo del responsabile  anticorruzione  e  di  responsabile  per  la  trasparenza, e del revisore  unico.

Riconosce, infine, un ruolo peculiare al Presidente dell’Unione a cui possono essere attribuite le funzioni  di  polizia municipale e quelle di protezione civile

Ebbene è vero ci si trova di fronte ad un quadro ordinamentale complesso, ad una articolazione territoriale variegata, ma di fronte a  numerosi comuni italiani che a malapena raggiungono i 3000 o peggio i 1000 abitanti, allo spopolamento di questi luoghi costante e inarrestabile, all’esigenza di offrire servizi adeguati ed efficienti, alla necessità di offrire una identità al territorio, un ulteriore rinvio ci appare dannoso. E poi che dire circa il ruolo delle Regioni che non hanno ancora definito le proprie leggi regionali.

Cosa occorre fare! Sfruttiamo i numerosi studi, indagini, analisi compiute sui nostro comuni per accompagnare fin d’ora , abbiamo circa 10 mesi, gli enti al cambiamento.

Partiamo dalla conoscenza dei diversi livelli di governo territoriale, comprendiamo quanti comuni si avvalgono delle Unioni e quanti delle convenzioni, per approntare un quadro di semplificazione istituzionale.

Da qui prepariamoci con l’adozione di strumenti normativi(statuto) e regolamentari aggiornati, definiamo i percorsi operativi per conseguire obiettivi di contenimento delle spese e razionalizzazione ed ottimizzazione delle funzioni.

Prezioso sarà il confronto con altre realtà che sono già partite

Una fase centrale sarà quella del rilevamento dei dati e le prime elaborazioni economico-finanziarie avendo poi riguardo alle informazioni relative al personale, alle piante organiche e alle contrattazioni integrative.

Costruire in questi dieci mesi scarsi un percorso che risulterà determinante circa la definizione delle migliori formule aggregative e interistituzionali e che potrà consentire, dato  il lasso di tempo, di far maturare anche presso le comunità locali, spesso dimenticate, un processo di cambiamento proteso alla condivisione di strumenti e decisioni insieme ad altre comunità nell’ottica di contenere le spese, migliorare i servizi e soprattutto rispondere al dettato normativo.

Solo così saremo pronti realmente a nuove sfide evitando ancora di far apparire il nostro paese come quello delle deroghe e delle proroghe. Speriamo che questi mesi servano per essere pronti alla sfida che sappiamo essere, prima che economica o istituzionale, culturale.

 

Massimo Fieramonti

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Tiziana Flenghi

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