PA Digitale — 13 maggio 2013

L’anno  2013 rappresenta l’ultimo anno in cui l’Ente potrà sperimentare  il Sistema contabile armonizzato e consolidato, strumento decisivo per le sorti degli Enti Locali, che dovranno continuare ed anzi accelerare il processo di cambiamento che li vede protagonisti.

Questo periodo transitorio/sperimentale dovrà consentire di effettuare un avvicinamento ad una nuova gestione, strategica ed operativa, in grado di garantire ai cittadini le ricadute indispensabili allo sviluppo territoriale.

Il processo di riforma degli ordinamenti contabili pubblici è diretto a rendere i bilanci delle amministrazioni pubbliche omogenei, confrontabili e aggregabili al fine di consentire il controllo dei conti pubblici nazionali, verificare la rispondenza dei conti pubblici alle condizioni dell’articolo 104 del Trattato istitutivo UE e favorire l’attuazione del federalismo fiscale. Grazie a tale omogeneizzazione si potranno effettuare dei confronti significativi, poiché effettuati su una base di dati condivisa, fra i costi delle attività svolte e dei servizi erogati dalle PA rispetto al costo/fabbisogno standard.

Il processo di armonizzazione, inoltre, influirà sulla responsabilizzazione della PA nei confronti dei cittadini/contribuenti.

La riflessione che deve essere fatta, quindi, è legata al presupposto per il quale la contabilità degli enti locali non può riguardare solamente l’attività di rilevazione e rappresentazione dei risultati della gestione.

Prioritario, per il settore pubblico in generale, è il supporto che la stessa contabilità deve dare alla funzione programmatica dell’attività gestionale.

 

La coerenza tra i risultati che la rendicontazione presenta alla fine di un periodo gestionale (esercizio, mandato ecc.), esposti in modo immediatamente comprensibile anche ai non addetti ai lavori, ed il confronto con quanto enunciato e definito in sede di programmazione, è il primo e più importante momento di controllo che l’ordinamento considera e che non dovrebbe poter essere trasgredito.

 

Il Piano dei Conti necessario all’impostazione di una “contabilità integrata” (intendendosi riferito all’integrazione della contabilità finanziaria con la contabilità economico – patrimoniale), dovrà pertanto essere strutturato in modo estremamente analitico, essendo orientato ad una attività di rilevazione e rappresentazione contabile dei flussi finanziari ed economico – patrimoniali.

 

Da quanto brevemente riportato, emerge con evidenza una esigenza di profondo rinnovamento nelle metodologie utilizzate per la tenuta della contabilità pubblica in generale, e degli enti locali in particolare.

A questo proposito occorre sottolineare come il nuovo assetto richieda l’avvio di nuovi approcci, anche informatici, per assicurare una completa rivisitazione della attuale modalità di gestione dei dati e delle informazioni.

La necessità, a nostro parere, è quella di riprogettare e realizzare nuove strutture informative ed evitare il più possibile un semplice processo di riadattamento dell’esistente.

In modo particolare, non ci stancheremo mai di ripeterlo, appare fondamentale che le amministrazioni locali comprendano come, e non sono ipotizzabili metodologie alternative, il problema reale non sia solamente la produzione del dato, ma la totale assenza (in un numero ancora elevatissimo di enti) di efficaci strumenti di utilizzo.

La necessità di fornire dati attendibili, ha richiesto la responsabilizzazione degli uffici nell’attività gestionale, con una evidente ricaduta sulla impostazione del work flow.

Oggi, infatti, il sistema di gestione dei flussi documentali prodotti dagli enti locali in ambito economico – finanziario è al centro di un processo di reingegnerizzazione, mirato ad aumentare la standardizzazione grazie all’uso di nuove piattaforme informatiche.

Solamente l’uso di strumenti ICT è in grado di migliorare i processi gestionali, la produzione e la circolazione intersettoriale dei dati, la definizione di sistemi di indicatori che “aiutano a far bene le cose”.

L’introduzione del nuovo sistema contabile, quindi, può rappresentare una ulteriore occasione (da non perdere o sottovalutare) per agire in un’ottica di miglioramento ed efficientamento della Pubblica Amministrazione orientata sul medio periodo.

Richiede, però, una seria capacità di programmazione per l’individuazione di un percorso in cui l’integrazione dei sistemi informativi, a livello dell’intera struttura organizzativa, sia definito come obiettivo strategico di mandato. La stessa classe politica, quindi, deve farsi parte attiva nel guidare questo processo, individuando e mettendo a disposizione le risorse umane ed economiche necessarie a completarlo.

Si tratta quindi, molto “banalmente”, di puntare con decisione sui “soliti vecchi dati” e di utilizzarli al meglio e farne tesoro. Niente di più.

 

 

Lara Montefiore

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Tiziana Flenghi

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