News in pillole — 29 novembre 2012

La Corte dei Conti per il Veneto, con deliberazione 717  del 5 ottobre scorso ha risposto ad un quesito inerente la corretta applicazione dell’art. 9, comma 2 bis, del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n, 122. In particolare, il Comune chiede se il riconoscimento di una maggiorazione della retribuzione di risultato ad un dirigente incaricato ad interim di un settore privo di dirigente confligga, o meno, con quanto previsto dal citato articolo.

La Corte chiarisce che Il citato art. 9, comma 2 bis, del d.l. 78/2010 stabilisce un limite sull’ammontare complessivo delle risorse destinate al trattamento economico accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, ancorandolo al corrispondente importo dell’anno 2010 e prevedendo anche un’automatica riduzione in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio. (…) Si tratta di un limite di carattere generale, diverso da quello stabilito dal comma 1 del medesimo articolo, relativo, invece, al trattamento economico individuale dei singoli dipendenti, comprensivo del trattamento fondamentale e di quelle componenti del trattamento accessorio che però rivestono carattere fisso e continuativo (indennità di amministrazione, indennità pensionabile, indennità operative, ecc.), in quanto determinate in misura fissa dai contratti collettivi nazionali di lavoro (circolare Ragioneria Generale dello Stato n. 12/2011). (…)

Sull’interpretazione delle misure di contenimento delle risorse destinate trattamento accessorio di cui al comma 2 bis, ed in particolare, sulla tematica della riduzione del fondo in relazione alla avvenuta cessazione del personale, (…) questa Sezione ha già osservato che “la riduzione della spesa di personale rappresenti uno specifico obiettivo di finanza pubblica al cui rispetto devono concorrere sia gli enti sottoposti al Patto di stabilità sia quelli esclusi ,in guisa che l’obiettivo di contenimento e riduzione della spesa di personale non sia più da considerare mera espressione di un principio di buona gestione al quale tendere, ma rappresenti un vero e proprio obiettivo vincolato” (delibera n. 154/2010/PAR). (…) Questa Sezione ha già avuto modo di chiarire che il blocco in argomento si estende sia alle risorse stabili sia a quelle variabili che le amministrazioni locali, ai sensi dell’art. 40 del D lgs 165/2001, possono destinare ad integrare la parte stabile del trattamento economico accessorio. Tuttavia, va tenuto presente che, anche in questo caso, le maggiori somme potranno essere disponibili solo dopo che sono state osservate tutte le altre disposizioni previste dal legislatore in materia di in materia di  rispetto del patto di stabilità, rispetto delle norme di contenimento delle spesa per il personale.

    L’ARAN non riconosce allo stesso dirigente più retribuzioni di posizione, ma ammette la remunerazione per l’incarico ad interim solo sotto forma di retribuzione di risultato. In questo senso si è espressa anche la giurisprudenza della Corte dei conti che ha considerato fonte di danno erariale la previsione, nei contratti decentrati della dirigenza, di una ulteriore indennità di posizione in caso di retribuzioni di posizioni relative a posti di qualifica dirigenziale vacante”.

La Sezione conclude che “la questione relativa al la determinazione del compenso dirigenziale per l’incarico ad interim vada letta nell’ambito della finalità delle disposizioni di cui all’art. 9, comma 2 bis del d.l. 78/2010 (…) tale disposizione è “di stretta interpretazione” nel senso che non sembra possa ammettere deroghe o esclusioni, in quanto “la regola generale voluta dal legislatore è quella di porre un limite alla crescita dei fondi della contrattazione integrativa destinati alla generalità dei dipendenti dell’ente pubblico”.

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