Tributi — 24 marzo 2014

Non sempre gli utilizzatori degli immobili debbono pagare una quota variabile dal 10 al 30 per cento della Tasi. Questa è l’interpretazione che si ricava dalla lettura combinata dei commi 677 e 681 della legge di stabilità per il 2014. Le modifiche introdotte dal d.l. n. 16 del 6 marzo scorso, benchè hanno innovato il comma 677, non hanno affrontato la problematica che può determinare ulteriori mancati introiti per le casse comunali.

Per la tassa sui servizi indivisibili l’aliquota base è dell’1 per mille e, nell’ambito della sua potestà regolamentare, il comune, con deliberazione di consiglio, può ridurla, fino al suo completo azzeramento, o incrementarla, nel rispetto del vincolo in base al quale la somma delle aliquote della Tasi e dell’Imu, per ogni tipologia di immobili, non può essere superiore all’aliquota massima fissata dalla norma per l’Imu al 31 dicembre 2013. Per il primo anno di applicazione, è disposta che l’aliquota massima, per l’abitazione principale (per la quale si applica la sola Tasi) non può superare il 2,5 per mille.

Il d.l. n. 16/2014 aggiunge alla parte finale del comma 677 la possibilità, per i comuni e per il solo anno 2014, di superare i limiti fissati, per un ammontare complessivamente non superiore allo 0,8 per mille.

Se l’unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale, sulla stessa gravano due autonome obbligazioni tributarie. L’occupante dovrà versare la Tasi nella misura, stabilita dall’ente con apposito regolamento, compresa tra il 10 e il 30 per cento dell’ammontare complessivo dovuto applicando l’aliquota fissata dalla norma. La parte restante è corrisposta dal titolare del diritto reale sull’unità immobiliare.

La problematica sorge nel caso in cui un comune ha applicato l’aliquota Imu nella misura massima del 10,6 per mille. In questa situazione, come visto, l’ente può prevedere, esclusivamente, un’aliquota Tasi dello 0,8 per mille e solo per il 2014, applicando tale maggiorazione alle condizioni introdotte dal decreto legge n. 16/2014.Se l’ente decide di non usufruire della novella legislativa, non può che azzerare la Tasi, sempre nell’ipotesi dell’imposta municipale unica al massimo dell’aliquota.

La circostanza che il menzionato vincolo tariffario sia riferito alla “tipologia di immobile” senza alcun riferimento alla natura del soggetto passivo, induce a ritenere che qualora, in relazione ad una data tipologia di immobile, l’aliquota Imu sia determinata nella misura massima consentita, per quella determinata categoria di immobile, non vi sia alcuna contribuzione Tasi nemmeno a carico dell’eventuale occupante diverso dal proprietario, che di per sé non è soggetto passivo Imu.

La questione è oggetto di interpello e dell’istituto della consulenza giuridica alla Direzione centrale normativa dell’Agenzia delle entrate, da parte dello scrivente.

E’ stato chiesto, in relazione alla casistica indicata, quale deliberazione tariffaria è corretta nel caso di unità immobiliare, diverse dalle fattispecie esentate, con aliquota Imu al 10,6 per mille, se l’aliquota Tasi azzerata, sia per il soggetto proprietario che per l’eventuale diverso soggetto occupante oppure il caso dell’aliquota Tasi al 2,5 per mille, di cui applicabile sola la quota a carico dell’utilizzatore, come da regolamento comunale.

Nel caso in cui l’Amministrazione centrale dovesse confermare il dato letterale, propendendo, pertanto, per la prima ipotesi, si aprirebbe una nuova voragine nei già precari bilanci degli enti locali.

 

EUGENIO PISCINO

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Tiziana Flenghi

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