Tributi — 30 maggio 2013

 

Il d.l. n. 54 del 21 maggio 2013, pubblicato in Gazzetta Ufficiale, dispone, in primis, la sospensione del pagamento della prima rata dell’Imposta municipale unica, per le sole abitazioni principali non di lusso e relative pertinenze, per i terreni agricoli e fabbricati rurali[1] e, infine, per gli immobili di proprietà dell’IACP e degli altri istituti con finalità analoga, comunque denominati.

Il blocco del versamento è stato fissato nelle more del riordino complessivo della disciplina dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare, che riguarderà non solo l’IMU ma anche la nuova tariffa rifiuti e servizi. La riforma, da concludere entro il prossimo 31 agosto, dovrà essere attuata nel rispetto degli obiettivi del Documento di economia e finanza per il 2013 e con il riconoscimento della deducibilità dal reddito d’impresa dell’IMU, per gli immobili utilizzati per le attività produttive[2]. Si stabilisce una correlazione molto stretta tra la riforma da attuare e la sospensione del versamento della prima rata, prevedendo che se non realizzata entro il 31 agosto continui la vigenza della normativa attuale, prevedendo il versamento della prima rata entro il 16 settembre.

Il decreto legge, come si avrà modo di analizzare, ha affrontato, non riuscendoci, il problema della carenza di liquidità che deriva agli enti locali dalla manovra. A tal fine, è stato stabilito un incremento dell’anticipazione di tesoreria, in misura corrispondente alla metà del mancato gettito. I calcoli sono stati effettuati sulla base degli introiti effettivamente incassati dai comuni nel 2012 e al decreto è allegata la tabella contenente i dati del gettito, divisi per comune.

 

LA SOSPENSIONE DELL’IMU

L’articolo 1 del d.l. n. 54 del 2013 esplicita che in vista della riforma complessiva di cui sopra, il versamento della prima rata dell’IMU, da effettuare entro il giorno 17 giugno 2013 (in considerazione che il giorno 16 giugno è domenica), è sospeso per tre categorie di immobili[3]. In primis per l’abitazione principale e le relative pertinenze, con esclusione per le abitazioni di tipo signorile, per le ville, per i castelli, i palazzi artistici o storici, classificati rispettivamente nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9.

Come si ricorderà l’articolo 13 del d.l. n. 201 del 2011 dispone che l’IMU si applica anche all’abitazione principale, intendendo per tale l’immobile iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano, come unica unità immobiliare, nella quale il possessore dimora abitualmente e ha la sua residenza anagrafica. E’, pertanto, necessario affinché un immobile possa essere considerato abitazione principale che il contribuente vi abbia la residenza anagrafica e vi dimori abitualmente, con un aggravamento rispetto alla previgente normativa ICI, per la quale non c’era il riferimento alla dimora abituale ed era, comunque, ammessa la possibilità di dimostrare diversamente[4].

Pertinenze dell’abitazione principale si intendono, esclusivamente, quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura massima di una sola unità pertinenziale, per ognuna delle categorie indicate, anche se risultano iscritte in catasto unitamente all’unità ad uso abitativo. La norma è, sul punto, esaustiva e non è, pertanto, ammissibile un’estensione della previsione tramite il regolamento comunale.

L’articolo 1 lett. b) dispone che la sospensione del pagamento dell’IMU per la prima rata si applica anche alle unità immobiliari delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite come abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari, e agli alloggi regolarmente assegnati dagli IACP o dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati[5].

Come per tutti gli immobili destinati ad abitazione principale da parte del titolare del diritto reale, anche per gli immobili appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa le abitazioni principali dei soci assegnatari godono della sospensione della prima rata. La situazione è analoga a quella delle cooperativa a proprietà divisa, con la differenza che in queste l’immobile è giuridicamente del singolo socio, mentre nel primo caso la proprietà del bene è della stessa cooperativa.

Analogo trattamento è riconosciuto agli alloggi regolarmente assegnati dagli IACP o dagli enti con le stesse finalità comunque denominati. Si è trattato di un risultato importante portato avanti dagli enti di edilizia pubblica e che vale oltre 60 milioni di euro annui. E’ da chiarire che la disposizione si applica, per espressa previsione normativa, ai soli alloggi regolarmente assegnati e non a quelli immobili oggetto di situazioni differenti, quali l’occupazione abusiva o senza titolo.

La norma previgente disponeva che a tali due tipologie di unità immobiliari era riconosciuta la sola detrazione per abitazione principale ma non l’aliquota determinata per la stessa[6] nella misura ridotta del 4 per mille, né della maggiorazione della detrazione prevista per i figli di età inferiore a 26 anni, in quanto trattasi di persone giuridiche.

La lett. c) dell’articolo 1 in commento prevede, infine, la sospensione del pagamento per i terreni agricoli[7] e per i fabbricati rurali[8]. Il presupposto impositivo dell’IMU è il possesso degli immobili di cui al decreto istitutivo dell’ICI; si tratta, in particolare, di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni agricoli, a qualsiasi uso destinati, ivi compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività l’impresa[9]. Tra gli immobili soggetti vi sono ricompresi, inoltre, i fabbricati rurali strumentali, per i quali è prevista l’obbligatoria iscrizione al catasto dei fabbricati[10].

Il comma 14-bis, del citato articolo 13, dispone che le domande di variazione della categoria catastale dell’immobile, al fine del riconoscimento della ruralità, presentate dopo il 30 settembre 2011 e fino alla conversione del decreto legge, producono gli effetti per il riconoscimento della ruralità, fermo restando il classamento originario degli immobili. Entro 60 giorni dalla legge di conversione, con decreto del Ministero dell’economia e delle finanze saranno definite le modalità di inserimento negli atti catastali del requisito della ruralità.

I fabbricati rurali, iscritti al catasto dei terreni, dovevano essere dichiarati, entro il 30 novembre 2012, al catasto edilizio urbano, e nelle more dell’aggiornamento catastale, l’IMU è da corrispondere sulla base della rendita di unità immobiliare già iscritte in catasto, a titolo di acconto[11].

I fabbricati rurali, sia ad uso abitativo sia strumentali all’esercizio dell’attività agricola rientrano nel campo di applicazione dell’IMU. Infatti, l’art. 13, comma 14, lett. d), del decreto Salva Italia, ha abrogato il comma 1-bis dell’art. 23 del d.l. n. 207 del 30 dicembre 2008 che escludeva dall’imposizione ai fini ICI i fabbricati per i quali ricorrevano i requisiti della ruralità di cui all’art. 9 del d.l. n. 557/1993. Da tale abrogazione e dalla circostanza che l’IMU si applica alla generalità degli immobili, deriva che i fabbricati in questione non possono essere sottratti al regime impositivo del nuovo tributo. La diversa destinazione degli stessi, ad uso abitativo o strumentale, assume rilevanza ai soli fini dell’individuazione delle aliquote applicabili.

Ai sensi dell’articolo 7 comma 1 lett. h) del d.lgs. n. 504/1992 sono esenti dall’imposta i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina[12] per i quali il MEF deve individuare i comuni nei quali si applica l’esenzione e fino all’emanazione dello stesso si rende applicabile quanto previsto nell’elenco allegato alla circolare n. 9 del 14 giugno 1993 in tema di ICI[13], trattandosi di circa 6 mila comuni. I fabbricati rurali a uso strumentale, ubicati nei comuni classificati montani o parzialmente montani[14] sono esenti dall’IMU e si tratta di circa 4.200 comuni italiani.

Il d.l. n. 54 in commento sospende il pagamento della prima rata per tutti i terreni agricoli e per fabbricati rurali, anche quelli adibiti ad abitazione e anche quelli che rappresentano l’abitazione ulteriore rispetto a quella principale. Tale manovra, così come risulta dall’allegato al decreto, vale circa 700 milioni di euro l’anno[15].

 

LE CLAUSOLE DI SALVAGUARDIA

La sospensione dell’imposta, nei casi previsti, determina delle difficoltà finanziarie per i comuni, venendo a mancare una parte dei flussi di cassa. Il legislatore ha affrontato tale elemento prevedendo, al comma 2 dell’articolo 1, che il limite massimo dell’anticipazione di tesoreria, già oggetto di incremento[16] da 3/12 a 5/12 è ulteriormente incrementato di un importo pari alla metà del gettito, registrato nell’anno 2012, ad aliquota di base o maggiorata, per le casistiche sospese, indicate sopra[17].

Gli interessi passivi maturati, su tale anticipazione, sono di competenza degli enti locali, ma saranno oggetto di rimborso da parte del ministero dell’interno, con modalità e termini fissati con decreto, da adottarsi entro 20 giorni dall’adozione del decreto legge. L’onere che deriva da tale disposizione è stato quantificato in 18,2 milioni di euro, che saranno reperiti con riduzioni di altre spese. In particolare, tramite riduzione di 12,5 milioni di euro del fondo per interventi strutturali di politica economica, 600 mila euro con l’utilizzo dei risparmi derivanti dal contenimento delle spese dell’attività politica e 5,1 milioni di euro con la riduzione dei fondi di riserva e speciali.

In conclusione, l’articolo 2 contiene una clausola di salvaguardia[18], precisando che la riforma dell’imposizione immobiliare deve avvenire nel rispetto degli obiettivi indicati nel DEF 2013 e ove non si provveda entro il 31 agosto prossimi, resta in vigore l’applicazione della normativa vigente, e il termine per il versamento della prima rata dell’IMU, per gli immobili oggetto della sospensione, è differito al 16 settembre 2013.

 

Eugenio Piscino


[1] Si veda anche S. Trovato, Esonero esteso ai fabbricati rurali e terreni agricoli, ItaliaOggi del 20 maggio 2013.

[2] Sul punto si veda G. Albano e G. Carbone, La deducibilità dal reddito escluderà le perdite d’impresa, IlSole24Ore del 20 maggio 2013.

[3] L’argomento è trattato anche da A. M. Badiali, E’ ufficiale l’abitazione principale salta l’appuntamento Imu di giugno, NuovoFiscoOggi del 22 maggio 2013.

[4] La norma rinviava, per la definizione di abitazione principale, all’articolo 8 comma 2 del d.lgs. n. 504/1992 secondo il quale l’abitazione principale è quella in cui il contribuente, che la possiede a titolo di proprietà, usufrutto o altro diritto reale, dimora abitualmente e che si identifica, salvo prova contraria, con quella di residenza anagrafica.

[5] L’argomento è trattato da E. Piscino, La sospensione del versamento Imu, Tributi News, n. 12/2012, Publika editore.

[6] Così come disciplinato di cui all’articolo 8, comma 4, del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504.

[7] Sul punto si veda V. Maglione e A. Piccolo, L’Imu è congelata anche per l’agricoltura, IlSole24Ore del 20 maggio 2013.

[8] Le due fattispecie sono disciplinate dall’art.13, commi 4,5 e 8, del d.l. n. 201 del 6 dicembre 2011, convertito con modificazioni dalla legge 22 dicembre 2011, n.214 e successive modificazioni.

[9] L’aliquota base dell’IMU è fissata, dal comma 6 dell’articolo 13, allo 0,76 per cento, che può essere oggetto di modifica, in aumento o in diminuzione, con deliberazione del consiglio comunale[9], fino a 0,3 punti percentuali, mentre per i fabbricati rurali[9], ad uso strumentale, l’aliquota è ridotta allo 0,2 per cento, con possibilità di ridurla fino allo 0,1 per cento.

[10] Di cui all’articolo 9, comma 3-bis, del decreto-legge 30 dicembre 1993, n. 557, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 febbraio 1994, n. 133 (3-bis. Ai fini fiscali deve  riconoscersi carattere di ruralità alle costruzioni strumentali necessarie allo svolgimento  dell’attività agricola di cui all’articolo 2135 del codice civile e in particolare destinate: a) alla protezione delle piante; b) alla conservazione dei prodotti agricoli; c) alla custodia delle macchine agricole, degli attrezzi e delle scorte occorrenti per la coltivazione e l’allevamento; d) all’allevamento e al ricovero degli animali; e) all’agriturismo; f) ad abitazione dei dipendenti esercenti attività agricole nell’azienda a tempo indeterminato o a tempo determinato per un numero annuo di giornate lavorative superiore a cento, assunti in conformità alla normativa vigente in materia di collocamento; g) alle persone addette all’attività di alpeggio in zona di montagna; h) ad uso di ufficio dell’azienda agricola; i) alla manipolazione, trasformazione, conservazione, valorizzazione o commercializzazione dei prodotti agricoli, anche se effettuate da cooperative e loro consorzi di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 228; l) all’esercizio dell’attività agricola in maso chiuso.)

[11] Il comma 14 abroga una serie di disposizioni relative ai fabbricati rurali. Il riconoscimento dei requisiti di ruralità dei fabbricati ai fini ICI ex lege, anche nel caso in cui i fabbricati risultino iscritti o iscrivibili nel catasto (comma 1-bis, art. 23 del d.l. n. 207/2008). Tali fabbricati rientreranno nel campo applicativo dell’IMU.

[12] Tali aree sono delimitate ai sensi dell’art. 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984.

[13] Circolare n. 9 del 14 giugno 1993, concernente “Imposta comunale sugli immobili (ICI). Decreto legislativo n. 504 del 30 dicembre 1992 – Esenzione di cui all’art. 7, lettera h) -Terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’art. 15 della legge 27 dicembre 1977, n. 984”, pubblicata nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale, n. 141 del 18 giugno 1993 – Serie generale, n. 53. La validità di tale circolare è stata confermata dalla Risoluzione n. 5/DPF del 17 settembre 2003, nella quale è stato affermato, anche sulla base dal parere espresso dal Ministero delle politiche agricole e forestali con nota n. 6944 del 28 agosto 2003.

[14] Si tratta dell’elenco predisposto dall’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT), ai sensi del comma 8, dell’art. 9 del d.lgs. n. 23 del 2011, rinvenibile al seguente indirizzo: http://www.istat.it/it/archivio/6789

[15] Critico il mondo imprenditoriale e sul punto si veda M. Di Renzo, Imu imprese ignorate, ItaliaOggi del 21 maggio 2013.

[16] L’incremento è disposto dall’articolo 1 comma 9 del decreto-legge 8 aprile 2013 n. 35.

[17] Il d.l. n. 54/2013 determina una serie di problemi alla Ragionerie degli enti locali, in tema non solo di liquidità, ma anche di veridicità delle previsioni di bilancio. Sul punto si veda M. Barbero, Il d.l. Imu va in G.U., thrilling sui bilanci, ItaliaOggi del 22 maggio 2013.

[18] Si veda C. Cava, La riforma Imu punti all’equità, ItaliaOggi del 24 maggio 2013.

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Tiziana Flenghi

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