EE.LL./Territorio — 01 luglio 2015

Con l’insediamento dell’attuale Governo per gli Enti Locali si è aperta una stagione di riforme e cambiamenti che stanno coinvolgendo tutti gli operatori pubblici e non solo. Sono stati molteplici gli aspetti sui quali, l’esecutivo prima e il Legislatore poi, sono intervenuti al fine di attuare nel Paese una semplificazione amministrativa che coinvolgesse a 360° le attività degli Enti Locali; seppur in continua evoluzione e con notevoli cambiamenti ancora da concretizzare l’amministrazione italiana è al lavoro. Sicuramente uno degli aspetti, che tra tutti, merita un’attenzione particolare è quello fiscale,  un aspetto quello delle imposte su cui molto si discute coinvolgendo il cittadino e ,non meno,  i Comuni italiani.

Orbene, tralasciando tutti gli interventi normativi introdotti nell’ultimo periodo in materia, uno degli ultimi istituti su cui si è focalizzata l’attenzione degli operatori del settore è il ravvedimento operoso. Quest’ultimo, si ricorda, è uno strumento deflattivo previsto nell’ordinamento tributario, disciplinato all’articolo 13 del D.lgs. 18 dicembre 1997, n. 472. Il ravvedimento consente ai contribuenti di regolarizzare versamenti di imposte omessi o insufficienti e altre irregolarità fiscali, beneficiando della riduzione delle sanzioni. Dal 2015 ha subito un profondo rinnovamento grazie alla Legge di stabilità 2015, che all’art.1, comma 637 ha previsto una rimodulazione dell’istituto attraverso un ampliamento delle modalità e dei termini per la sua applicazione.

In particolare, qui interessa focalizzare l’attenzione sull’introduzione della lettera a-bis) al comma 1 dell’art.13. La previsione dispone una riduzione della sanzione nel caso  in cui la regolarizzazione degli errori e delle omissioni avvenga entro il novantesimo giorno successivo al termine per la presentazione della dichiarazione; tale disposizione ha generato dubbi interpretativi che sono stati posti all’attenzione dell’amministrazione finanziaria, la quale con la recente circolare del 9 giugno, si è espressa chiarendo la corretta individuazione delle violazioni regolarizzabili. Il dubbio interpretativo deriva dalla mancanza di un riferimento specifico da parte del Legislatore rispetto ai tributi per i quali sia possibile utilizzare il ravvedimento c.d. “intermedio”. L’Agenzia delle Entrate ha cosi precisato che in mancanza di tale specifica – a differenza delle altre ipotesi di riduzione che sono esplicitamente riferite ai soli tributi amministrati dall’Agenzia delle Entrate- questa riduzione della sanzione e i relativi tempi di applicabilità possono essere applicati anche ai tributi “diversi” da quelli amministrati dall’Agenzia. Detto ciò, quindi, il nuovo termine del ravvedimento intermedio potrà essere applicato anche ai tributi locali. Questo chiarimento comporta che il contribuente che abbia commesso delle violazioni rispetto, per esempio, all’IMU o alla TASI potrà provvedere a risanarle entro novanta giorni dalla scadenza del versamento. Occorre precisare che tale termine decorre da questo momento per le imposte locali poiché esse mantengono una propria autonomia rispetto alla dichiarazione e quindi le eventuali irregolarità si perfezionano nel momento in cui, decorsi i termini per il pagamento del tributo, il contribuente non abbia provveduto al versamento.

La nuova possibilità “concessa” al contribuente si colloca sicuramente in un meccanismo di tax compliance che favorisce il cittadino e al contempo l’Ente creditore. Se da un lato il cittadino ha l’opportunità di sanare la violazione e quindi il debito con il Comune con tempistiche più favorevoli, dall’altro il Comune ha una possibilità in più di riscuotere quell’imposta. Considerata l’importanza che, ad oggi, assumono le imposte locali come IMU e TASI per le casse comunali e per contro il peso di cui sono investiti i cittadini nel dover adempiere al pagamento dei tributi, il ravvedimento cosi come nuovamente regolamentato può essere un punto d’incontro, uno strumento che può fungere da bilanciamento tra l’esigenza di cassa del Comune e l’impossibilità temporanea del contribuente a pagare, permettendogli allo stesso modo di sanare il debito con l’amministrazione e di pagare una sanzione ridotta. 

Questo sembrerebbe essere l’obiettivo del Fisco che tenta di (ri)creare un rapporto con il contribuente, ed è fondamentale che questa collaborazione nasca proprio tra cittadino e amministrazione comunale perché è certo che se un sistema deve migliorare, ciò implica una stretta “affinità” tra chi il sistema lo gestisce e chi il sistema lo alimenta.   

 

Giulia Colletti  

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Tiziana Flenghi

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