Servizi pubblici locali/Appalti — 22 aprile 2013

In un momento storico come questo costellato da incertezze normative, disagio sociale e costante attenzione ai risvolti economici per le scelte che le pubbliche amministrazioni sono tenute a compiere per rispondere ad esigenze generali e assicurare servizi pubblici, può senz’altro rappresentare un’opportunità interessante sia per il privato che per l’Ente il c.d. contratto di disponibilità.

Quest’istituto è stato introdotto con il decreto Cresci Italia (DL 1/2012) convertito nella legge 127/2012 e oggi lo ritroviamo trasfuso nell’art.160 ter del Dlgs 163/2006 (codice dei contratti pubblici).

Di che cosa si tratta. Vediamo i punti salienti.

Innanzitutto con questo istituto si ribaltano i ruoli: l’Ente diventa conduttore, il privato resta il proprietario, affidando a rischio e a spesa di quest’ultimo la costruzione e la messa a disposizione a favore dell’Ente un’opera di proprietà privata destinata all’esercizio di un pubblico servizio ma a fronte di un corrispettivo.

In cosa consiste la c.d messa a disposizione? Si tratta dell’onere assunto a proprio rischio dall’affidatario di assicurare all’Amministrazione aggiudicatrice la fruibilità dell’opera, nel rispetto dei parametri di funzionalità previsti dal contratto, garantendo allo scopo la manutenzione e la risoluzione di tutti gli eventuali vizi, anche sopravvenuti

A fronte di tutto ciò come si configura il corrispettivo?

L’articolo stabilisce che il privato può essere retribuito secondo varie formule.

a) un canone di disponibilità, da versare soltanto in corrispondenza alla effettiva disponibilità dell’opera. Il canone è proporzionalmente ridotto o annullato nei periodi di ridotta o nulla disponibilità della stessa per manutenzione, vizi o qualsiasi motivo non rientrante tra i rischi a carico dell’amministrazione aggiudicatrice;

b) l’eventuale contributo in corso d’opera, comunque non superiore al 50% del costo di costruzione dell’opera, in caso di trasferimento della proprietà dell’opera all’amministrazione aggiudicatrice;

c) un eventuale prezzo di trasferimento, parametrato, in relazione ai canoni già versati e all’eventuale contributo in corso d’opera, al valore di mercato residuo dell’opera, da corrispondere, al termine del contratto, in caso di trasferimento della proprietà dell’opera all’amministrazione aggiudicatrice.

Quali sono i principali adempimenti per il privato?

La redazione del progetto definitivo, esecutivo e delle eventuali varianti in corso d’opera che l’affidatario stesso può introdurre ai fini di una maggiore economicità di costruzione o gestione, nel rispetto del capitolato prestazionale Egli dovrà altresì approvare il progetto definitivo, esecutivo e le varianti in corso d’opera, previa comunicazione all’amministrazione aggiudicatrice e, ove prescritto, a terze autorità competenti.

Qual è la procedura?

Il bando di gara è pubblicato secondo le classiche modalità previste dal codice degli appalti ivi compresa la disciplina per i contratti sotto soglia secondo l’importo del contratto.

Si pone base di gara un capitolato prestazionale, predisposto dall’amministrazione aggiudicatrice, che indica, in dettaglio, le caratteristiche tecniche e funzionali che deve assicurare l’opera costruita e le modalità per determinare la riduzione del canone di disponibilità

Le offerte devono contenere un progetto preliminare rispondente alle caratteristiche indicate nel capitolato prestazionale e sono corredate dalla garanzia a corredo dell’offerta

L’amministrazione aggiudicatrice valuta le offerte presentate con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.

Quali sono i rischi per il privato?

Principalmente sono i rischi della costruzione e della gestione tecnica dell’opera per il periodo di messa a disposizione dell’amministrazione aggiudicatrice, e quello della mancata o ritardata approvazione da parte di terze autorità competenti della progettazione e delle eventuali varianti.

Il contratto determina la ripartizione delle modalità dei rischi

Infine il collaudo dell’opera. La norma è chiara, essa è posta in capo alla stazione appaltante per verificare la realizzazione dell’opera e per accertare il rispetto del capitolato prestazionale e delle norme e disposizioni cogenti, potendo proporre modificazioni, varianti e rifacimento di lavori eseguiti, ovvero la riduzione del canone di disponibilità, sempreché siano assicurate le caratteristiche funzionali essenziali.

I vantaggi immediati per l’Ente: In questo caso per erogare un servizio pubblico non è più necessario incrementare il patrimonio pubblico, con tutte le conseguenze del caso, ma basta ricorrere al mercato per l’utilizzo di un’opera senza oneri patrimoniali

Come best pratices segnaliamo il caso del Comune di Massarosa (Lucca), che ha previsto, come oggetto del contratto, la progettazione, costruzione e manutenzione straordinaria (ma non ordinaria mantenuta per scelta politico-amministrativa) di un complesso scolastico (nido, materna, elementare) da 485 bambini, più centro cottura (da riqualificare), due aree parcheggio e la fornitura di arredi e attrezzature, per un investimento stimato nello studio di fattibilità in 5,119 milioni di euro (di cui 250mila euro per gli arredi). A questo si aggiunge la progettazione e realizzazione degli spazi per la direzione didattica, intervento da 150mila euro (stima). A base d’asta, soggetto a ribasso, c’è appunto il valore del canone, quantificato in 470mila euro (+ Iva) all’anno, per trent’anni, pari a un valore cumulato di 14,1 milioni di euro (+ Iva).

Com’è nella natura del nuovo istituto, la proprietà delle opere realizzate resta del privato, ma nei documenti di gara già si stabilisce che a fine contratto esso sarà trasferito all’amministrazione (riscatto), a costo zero per il Comune.

Il canone, a differenza di quanto indicato dalla legge, è fisso, ma l’amministrazione – nello schema di contratto – lega la mancata o incompleta messa a disposizione del bene da parte del privato all’escussione di polizze assicurative allo scopo contratte anziché appunto alla riduzione del canone.

A base di gara c’è il solo capitolato prestazionale, mentre al privato spetta sviluppare e auto-approvarsi tutte le fasi progettuali, dal preliminare all’esecutivo. In questo caso, tuttavia, il capitolato è molto dettagliato, di fatto uno studio di fattibilità tecnico.

Sempre l’esperienza di Massarosa ci offre una utile chiave di lettura rispetto ai tradizionali strumenti del project financing e del leasing

Con il project financing, si classifica la spesa come investimento in conto capitale da contabilizzare all’interno del Patto di stabilità mentre a sfavore del leasing opera poi un altro fattore conseguente al decreto sull’armonizzazione dei sistemi contabili quello per il quale anche il leasing in costruendo deve ora essere contabilizzato nel Patto di stabilità degli enti locali, con la conseguenza che bisogna contabilizzare l’intero investimento e non i canoni annuali,divenendo di fatto un mutuo.

Uno strumento innovativo di cui sentiremo parlare, almeno speriamo.

 

MASSIMO FIERAMONTI

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Tiziana Flenghi

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