Personale PA — 12 febbraio 2015

Legge di stabilità 2015. Il comando tra obbligo delle gestioni associate ed il “congelamento” delle assunzioni.

Con le recenti indicazioni della Circolare 1/2015 del Ministro Madia i responsabili degli uffici personale degli enti si trovano difronte a molteplici interrogativi sugli istituti ancora utilizzabili…. In particolare i piccoli comuni peri quali l’obbligatoria gestione associata delle funzioni fondamentali  ha suscitato un rinnovato interesse verso due istituti: il comando ed il distacco (o utilizzo temporaneo secondo alcuni) del proprio dipendente presso altri enti.

In base al comma 424 della Legge di Stabilità 2015, come interpretato dalla FP,agli enti locali è fatto divieto di

  1. effettuare assunzioni a tempo indeterminato a valere sui budget 2015 e 2016
  2. bandire nuovi concorsi a valere sui budget 2015 e 2016 (possono essere conclusi o avviati nuovi concorsi sl budget 2017)
  3. avviare nuove procedure di mobilità.

Le assunzioni effettuate in violazione sono nulle.

Restano pertanto ammesse le assunzioni cd flessibili ai sensi dell’art. 36 del dlgs 165/2001 (tempo determinato, lavoro interinale) e a parere di chi scrive anche il comando e il distacco, che quindi potranno essere utilizzati dei comuni nell’ambito delle gestioni associate o della CUC, attraverso apposita convenzione (art. 14 CCNL e 30 del TUEL)

Per comprendere meglio, analizziamo sinteticamente l’istituto.

Il comando trova la sua disciplina originaria proprio nel pubblico impiego e precisamente nell’art. 56 del T.U. n. 3 del 1957 che dispone: “L’impiegato può esserecomandato a prestare servizio presso altra amministrazione statale o presso enti pubblici … Il comando è disposto, per tempo determinato e in via eccezionale, per riconosciute esigenze di servizio o quando sia richiesta una speciale competenza.”

Tuttavia, considerato che il DPR 3 del 1957 non è più applicabile ai dipendenti pubblici per l’istituto del comando ed anche del distacco, le fonti principali sono rappresentate dalla prassi e dalla giurisprudenza.

Distacco e comando costituiscono quindi due istituti caratterizzati dalla loro temporaneità attraverso i quali la prestazione lavorativa è resa, non in favore del proprio datore di lavoro, ma dell’ente utilizzatore,  in cui il trattamento è quello applicato dal datore di lavoro titolare del rapporto, che ne rimane interamente responsabile.

Secondo l’ARAN, le differenze tra distacco e comando sono da ricercarsi nel diverso interesse all’utilizzo della prestazione lavorativa (del datore nel caso del distacco e dell’utilizzatore nel caso del comando) e nella conseguente diversa ripartizione degli oneri economici.

Infatti, qualora il lavoratore venga assegnato ad altro ente in posizione di “comando” il datore di lavoro che ne utilizza le prestazioni:

a) è tenuta a rimborsare all’amministrazione di appartenenza del personale il trattamento fondamentale;

b) è tenuta ad erogare direttamente al personale il trattamento economico accessorio.

Ferma restando la possibilità per gli enti di regolare il rapporto in modo diverso in via convenzionale.

In conclusione, se il comando o distacco sono caratterizzati dalla utilizzazione della prestazione lavorativa e dalla temporaneità della stessa, si comprende chiaramente come esso sia profondamente diverso (oltre che dal concetto di assunzione) anche dalla mobilità che si configura anche nella attuale disciplina come una cessione di contratto tra due amministrazioni e quindi risulti escluso dai divieti dei commi 424 e 425 della Legge di Stabilità 2015.

 

Roberto Mastrofini

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Tiziana Flenghi

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