EE.LL./Territorio — 30 settembre 2015

di MASSIMO FIERAMONTI

Com’è noto la legge 124/2015 c.d. Riforma Madia della pubblica amministrazione contiene  numerose deleghe legislative al Governo ad adottare, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, vari decreti legislativi.

Essi attengono a svariati settori della PA quali il codice dell’amministrazione digitale, la trasparenza, la dirigenza, pubblica, la disciplina dei servizi pubblici locali ecc .

Va detto però che la legge introduce, con immediata applicazione, cogenti disposizioni inerenti alcuni istituti quali il silenzio assenso, la SCIA, l’efficacia, l’esecutività e l’annullamento del provvedimento.

In particolare con l’articolo 3 “Silenzio-assenso tra amministrazioni pubbliche e gestori di beni o servizi pubblici” si introduce, aggiungendo alla legge 241/1990 un nuovo articolo, il 17 bis” che introduce un generale o generico, a secondo dei punti di vista, silenzio assenso tra pubbliche amministrazioni.

Esso trova applicazione nel caso in cui per l’adozione di provvedimenti normativi o amministrativi sia necessaria l’acquisizione di assensi, concerti o nulla osta di competenza di altre amministrazioni pubbliche e di gestori di beni o servizi pubblici.

Il nuovo articolo, suddiviso in 3 commi, il primo che descrive lo sviluppo dell’istituto, il valore del tempo e quello dei provvedimenti, il secondo che inerisce all’acquisizione del silenzio assenso nonché in caso di mancato accordo tra Amministrazioni statali coinvolte nel procedimento il coinvolgimento del Presidente del Consiglio, il terzo alla delicata materia dei beni ambientali.

In ordine:

Il primo comma  disciplina la sua applicazione evidenziando come le Amministrazioni siano tenute a comunicare la loro decisione all’Amministrazione procedente entro 30 giorni dalla richiesta, decorsi inutilmente prorogato o differito per una sola volta, nonché ridotto per sopravvenute esigenze. La novità consiste nel fatto che ci si ancora alle disposizioni dell’articolo 21 nonies stabilendo che la sospensione non può comunque essere disposta o perdurare oltre i termini per l’esercizio del potere di annullamento di tale articolo.

Ciò impone una disamina approfondita verso questa disposizione ovvero l’annullamento d’ufficio (art.21 nonies) che ha subito una modifica ed un aggiunta. Infatti il primo comma, intervenendo sul potere di annullamento in autotutela, stabilisce che può essere disposto sussistendone le ragioni di interesse pubblico ed entro un “termine ragionevole”.

Sempre sotto un profilo temporale nel caso di provvedimenti attributivi di vantaggi economici e per i provvedimenti che si siano formati per silenzio-assenso, il termine è di 18 mesi. Tuttavia queste previsioni non valgono nel caso in cui i provvedimenti siano conseguiti attraverso false rappresentazioni dei fatti o con dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato.

Infatti il nuovo comma 2 bis stabilisce che “i provvedimenti amministrativi conseguiti sulla base di false rappresentazioni dei fatti o di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell’atto di notorietà false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato, accertate con sentenza passata in giudicato, possono essere annullati dall’amministrazione anche dopo la scadenza del termine di diciotto mesi di cui al comma 1, fatta salva l’applicazione delle sanzioni penali nonché delle sanzioni previste dal capo VI del testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445.”

In sostanza in questi casi il termine non rileva. Il legislatore intervenendo sul delicata tema dell’autotutela avrebbe potuto incidere anche sulle previsioni contenute nel famoso articolo 21-octies (il.c.d rebus) inerente l’annullabilità del provvedimento che invece è escluso dalla novella normativa.

Un primo passo importante che speriamo sia il preludio di ulteriori e più significative modificazioni della materia.

 

 

 

 

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Tiziana Flenghi

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