EE.LL./Territorio — 21 aprile 2015

Uno dei temi più discussi dall’opinione pubblica, ad oggi, è l’enorme costo della macchina statale, sia che si parli di Stato sia che si parli di amministrazioni locali; per contro gli amministratori locali lamentano una notevole diminuzione di risorse a loro disposizione per il corretto svolgimento delle funzioni locali.

Nel corso di queste ultime Legislature gli Enti locali sono stati oggetto di una ricercata (e necessaria) spending review, in questa direzione sono stati emanati i provvedimenti di semplificazione e riorganizzazione nell’ottica di uno snellimento dell’apparato burocratico. Da ultimo è in discussione il disegno di legge di riforma della pubblica amministrazione, “Riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” già presentato e discusso nel luglio scorso e tornato all’esame della Commissione Affari Costituzionali i primi di aprile.

Il provvedimento si compone di 17 articoli e reca una delega al Governo affinché vengano emanati decreti legislativi in materia di semplificazioni amministrative, organizzazione e personale.

In linea con il progetto di digitalizzazione che sta investendo il settore pubblico questo disegno di legge è fautore di una totale volontà di informatizzazione di documenti, pagamenti o servizi; dopo l’obbligo della fatturazione elettronica da poco introdotto, vi è il tentativo di creare una vera e propria “carta della cittadinanza digitale” e fare delle modalità telematiche il fulcro del nuovo apparato andando anche ad intervenire sul Codice dell’amministrazione digitale, non ancora compiutamente integrato. La parola chiave alla base del progetto di riforma è sicuramente semplificazione, cosi come può ben comprendersi nel testo del ddl, e in particolare nell’unica norma che non reca una

delega all’esecutivo bensì interviene direttamente a modificare un disposto normativo.

L’articolo 3 inserisce l’art. 17-bis alla legge 7 agosto 1990, n. 241, disciplinando la fattispecie del silenzio assenso tra amministrazioni, ovvero un silenzio procedimentale perché inerente i rapporti tra soggetti dell’amministrazione, non tra soggetti esterni e l’amministrazione. La disposizione prevede che le amministrazioni competenti comunichino il proprio assenso, concerto o nulla osta entro 30 giorni dal ricevimento del “provvedimento, compiutamente istruito” da parte dell’amministrazione procedente, scegliendo però di tenere fuori dalla portata del silenzio assenso quei provvedimenti per i quali è richiesto un assenso espresso direttamente dalla normativa europea. 

E’ singolare, invece, la previsione della delega in materia di anticorruzione. L’articolo 6 delega l’Esecutivo a integrare e correggere i decreti legislativi nn. 33 e 39 del 2013, ovvero ad adottare disposizioni in tema di obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni e in tema di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso le amministrazioni pubbliche e presso gli enti privati sottoposti a controllo pubblico, entro 6 mesi dall’entrata in vigore del disegno di legge. Sul punto il Governo dovrà seguire i principi e i criteri direttivi già indicati dai suddetti d.lgs. con l’aggiunta di “precisare l’ambito di applicazione degli obblighi in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza delle amministrazioni pubbliche” e orientarsi nel senso di ridurre la concentrazione degli oneri gravanti in capo alle PP.AA. Ciò che attira di più l’attenzione in questa disposizione è l’aggiunta di due criteri apportati in sede referente. In primo luogo la definizione dei diritti dei membri del Parlamento inerenti all’accesso ai documenti amministrativi e alla verifica dell’applicazione delle norme sulla trasparenza amministrativa, e in secondo luogo la prevista riduzione del 60% della tariffa riconosciuta ai gestori di reti telefoniche e del prezzo dei supporti adoperati per la ricezione del segnale, con particolare riguardo alle intercettazioni di conversazioni e di flussi. Sul secondo punto vi sarà quindi una riduzione di spesa da calcolarsi sugli stanziamenti previsti per il prossimo triennio che è pari a 200 milioni; questo è un dato “singolare”, sul quale può osservarsi che la riduzione si colloca nel più generale disegno di riduzione della spesa e cosi giustificata e apprezzabile, per contro sarà necessario conoscere la reazione dei gestori che si vedranno decurtare buona parte della tariffa percepita fin’ ora. Ma il cuore del provvedimento è il disegno previsto per la nuova macchina amministrativa.

Palazzo Chigi sarà impegnato a modificare la disciplina dell’amministrazione centrale attraverso la riduzione di uffici e persone passando per la possibilità di introdurre sistemi di gestione unitaria dei servizi strumentali e non lasciando fuori da questa razionalizzazione il personale dirigenziale. E’ proprio sul tema della dirigenza che il disegno di riforma ha creato non poche polemiche vista la scelta del Legislatore delegante di abolire la figura del segretario comunale e provinciale, prevedendo l’attribuzione delle funzioni

Il ruolo unico è previsto per tutta la dirigenza pubblica. Con specifico riguardo ai dirigenti dei Comuni i dirigenti di ruolo confluiranno nel ruolo unico che sarà gestito da una Commissione per la dirigenza locale, previa intesa con la Conferenza Stato – città e autonomie locali. Una disciplina diversa è prevista invece per i Comuni di piccole dimensioni dove l’eventuale svolgimento della funzione di direzione apicale dovrà eseguirsi in forma associata; per i Comuni capoluogo di Provincia o con popolazione superiore a 100.000 abitanti si prevede che possano scegliere tale dirigente anche al di fuori del ruolo unico, “purché in possesso di adeguati requisiti culturali e professionali”, nei casi in cui l’Ente non abbia specifiche professionalità interne. Gli incarichi dirigenziali non potranno avere una durata superiore a tre anni. Sempre in ambito dirigenziale il ddl interviene sulle modalità di accesso ovvero rimarcando un sistema meritocratico e basato su un sistema formativo costante, la stessa idea di continua formazione potrà valere per i dipendenti, per i quali gli Enti Locali potranno avvalersi “delle migliori istituzioni di formazione” per tutte le attività di reclutamento e formazione. Ancora, il provvedimento prevede l’integrazione e il potenziamento di forme di lavoro in remoto quali il job-sharing, telelavoro o smart working al fine di promuovere la conciliazione dei tempi di vita e lavoro nelle amministrazioni. Da ultimo, gli interventi previsti per la rimodulazione delle Camere di Commercio: la ridefinizione delle circoscrizioni territoriali per un massimo di 60 e la soglia dimensionale minima di 80000 imprese iscritte di concerto a un riordino delle competenze. Quello brevemente descritto è un progetto di riforma altamente ambizioso, in particolare per le modifiche che l’Esecutivo è delegato ad introdurre nella dirigenza pubblica con il rischio di non trovare apprezzamento -come già spesso annunciato- tra il comparto dei segretari, ruolo chiave delle amministrazioni locali anche se, seguendo alla lettera il criterio direttivo della norma, questi si troveranno a confluire nel comparto della dirigenza pubblica. Desta non pochi dubbi l’idea della c.d. carta della cittadinanza digitale, se non altro perché le amministrazioni si trovano già a fare i conti con le nuove modalità di lavoro digitali, le quali spesso non sono troppo predilette dal cittadino. Si auspica che questo disegno di Legge trovi un’applicazione concreta e veramente incentrata sull’ efficienza e sulla razionalizzazione della P.A non spingendo troppo l’acceleratore e scegliendo una riforma graduale, ponderata e soprattutto condivisa.

GIULIA COLLETTI

 

 

 

 

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Tiziana Flenghi

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