EE.LL./Territorio — 08 luglio 2014

La legge 56 del 2014 ha apportato numerose modificazioni al quadro ordinamentale degli Enti locali: dall’individuazione di nuove città metropolitane a numerose disposizioni su unioni e fusioni di comuni fino alla disciplina generale dei comuni nel numero di consiglieri e assessori.

Tuttavia poco si parla del terzo mandato consecutivo per i sindaci e rappresentanza di genere.

Infatti con il comma 138 è prevista la possibilità, per i comuni con popolazione fino a 3000 abitanti, di un terzo mandato, con una disposizione che pone rimedio ad alcune oggettive esigenze: limitazione del principio democratico, penalizzazione dei comuni di minori dimensioni, nel cui ambito è difficile il ricambio, ove ritroviamo di solito una rinuncia a qualsiasi forma di emolumento, mente con il comma 137 si prevede per i comuni con popolazione superiore a 3000 abitanti, una percentuale minima pari al 40% a garanzia della parità di genere delle Giunte, consacrando le condizioni di pari opportunità tra uomo e donna sovente poco considerato per non dire dimenticato. Va detto però che i due commi nella loro articolazione sono scarni e possono favorire letture contrastanti tanto che una recente circolare ministeriale ha fornito utili ed ulteriori elementi di valutazione, visto che la legge nulla dice sulla “consecutività” dei mandati, fornendo quindi chiarimenti su come essa si debba interpretare ovvero, considerando possibili ulteriori mandati se, dopo il terzo, intercorra un intervallo temporale idoneo ad interrompere la consecutività. Sulla parità di genere è più illuminante, in quanto oltre a evidenziare che sia legittimo includere nel calcolo degli assessori anche il Sindaco, a garanzia della rappresentanza di genere, essa ha il merito di aggiungere due elementi. Il primo che investe il Sindaco nella ricerca definita “ attività istruttoria” per acquisire la disponibilità allo svolgimento delle funzioni assessorili da parte di persone di entrambi i generi e una motivazione circa il mancato risultato. Il secondo è di sospingere quei comuni a rivedere gli statuti per dare attuazione al principio di pari opportunità. Sono numerosi i casi in cui gli statuti non contemplano figure di assessori esterni e il consiglio è composto da una rappresentanza di un unico genere. Resta il rammarico per quei comuni che sono andati al voto e che non hanno potuto avvalersi in tempo di queste nuove disposizioni.

 

Massimo Fieramonti

 

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Tiziana Flenghi

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