Personale PA — 15 aprile 2015

Il primo di aprile è stato approvato in Senato il Disegno di legge Anticorruzione, recante “Disposizioni in materia di delitti contro la pubblica amministrazione, di associazioni di tipo mafioso e di falso in bilancio”, dopo una girandola di rinvii e modifiche. La materia è delicata ed in parte giustifica l’attenzione che le forze politiche stanno mettendo per costruire quella che diventerà la nuova normativa di riferimento in tema di prevenzione della corruzione con importanti modifiche all’aspetto sanzionatorio. Nel testo approvato in Senato infatti grande attenzione è stata posta sull’aumento delle pene per tutti i reati di corruzione, con una stretta ulteriore sui reati di stampo mafioso con la reclusione da un minimo di 12 anni ad un massimo di 18. Ma non è tutto poiché il testo approvato contiene una distinzione tra corruzione compiuta e corruzione avvenuta: per la prima fattispecie si passerebbe a 8 anni di pena fino a 12, mentre per la seconda fattispecie ad un minimo di 10 fino a 20. E’ interessante notare come le modifiche siano state fatte sulle soglie minime della pena, portando così i tempi della prescrizione ad aumentare conseguentemente. Nel testo approvato la prescrizione terminerebbe dopo la sentenza di primo grado, con il processo di appello che non potrebbe superare i due anni e la revisione in Cassazione non potrà essere superiore a uno.

Per quanto riguarda la concussione anche in questo caso il DDL prevede uno sdoppiamento, concussione per induzione e concussione per costrizione: nel primo caso la pena prevede un minimo di 6 fino a 10 anni, per il secondo dagli 8 ai 14 anni

Una delle modifiche al testo più dibattute riguarda il falso in bilancio, che per le società non quotate prevede pene da 1 a 5 anni (e ciò renderà impossibile l’uso delle intercettazioni), mentre per le società quotate le pene andranno da un minimo di 3 ad un massimo di 8 anni. Per le piccole imprese si andrà da un minimo di 6 mesi ad un massimo di 3 anni.

Nel testo approvato ad inizio aprile sono previste inoltre norme specifiche per i dipendenti della PA che si macchieranno dei principali reati contro lo Stato: per poter richiedere un patteggiamento dovranno restituire l’intera quota del prezzo o del profitto del reato corruttivo, e fino a che non avranno risarcito le somme sottratte non potranno ottenere i benefici previsti dalla condizionale circa la sospensione della pena.

Questo provvedimento si inserisce nel percorso che il Legislatore ha voluto avviare nel 2012 in tema di prevenzione della corruzione con la L. 190/12 e che ha idealmente proseguito nel 2013 (il testo che si sta discutendo in queste settimane in Parlamento riporta proprio il 2013 come anno di prima stesura) ed idealmente va di pari passo proprio della succitata 190. L’argomento è di estrema attualità e probabilmente la revisione della normativa vigente in tema di corruzione anche per il settore privato vuole essere uno strumento concreto per abbattere la soglia dei 60milioni di corruzione stimati in Italia. Non solo quindi la repressione del fenomeno nel settore pubblico -ospite fisso dei fatti di cronaca- ma anche nel privato che spesso è il principale interlocutore di coloro i quali si macchiano di tali reati nella PA.

CHIARA BURGIO

 

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Tiziana Flenghi

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