News in pillole Patrimonio — 01 luglio 2015

Interessante Sentenza del CdS di qualche mese fa su un tema che è sempre di estremo interesse in quanto offre la possibilità agli enti di reperire risorse finanziarie senza gravare direttamente sui cittadini.

 Non pochi Comuni hanno adottato un proprio regolamento per l’applicazione del “canone patrimoniale concessorio non ricognitorio”. Si tratta del canone che l’art. 27 del d.lgs. n. 285/1992 (codice della strada) dispone sia stabilita dall’ente proprietario della strada “per l’uso o l’occupazione delle strade e delle loro pertinenze”. In attuazione di tali regolamenti, alcuni Comuni hanno già emesso i correlativi avvisi di pagamento, soprattutto nei confronti delle imprese che gestiscono servizi a rete, prevedendo nei propri bilanci le corrispondenti entrate correnti, spesso di entità non esigue.

Nel contempo, alcuni enti gestori dei servizi le cui reti interessano le sedi delle strade comunali e le rispettive pertinenze avevano impugnato davanti ai TAR per l’annullamento dei regolamenti in materia e quindi la Sentenza dei Giudici di Palazzo Spada risolve la querelle.

Secondo il CdS, il canone medesimo va preteso dall’amministrazione anche nell’ipotesi in cui per la stessa occupazione è già corrisposta la TOSAP e la COSAP (cfr. sul punto, ad es., Cass. civ., Sez. V, 27 ottobre 2006 n. 23244 e 31 luglio 2007 n. 16914), trattandosi comunque – come detto innanzi – di una entrata patrimoniale espressamente stabilita da una disposizione di legge, ossia dall’anzidetto art. 27, commi 7 e 8, del D.L.vo 285 del 1992.

Il canone di concessione per l’uso o l’occupazione delle strade trova la propria disciplina fondamentale in una fonte legislativa, ossia nell’art. 27 del D.L.vo 30 aprile 1992 n. 285 (Nuovo Codice della Strada), per il quale “7. La somma dovuta per l’uso o l’occupazione delle strade e delle loro pertinenze può essere stabilita dall’ente proprietario della strada in annualità ovvero in unica soluzione. 8. Nel determinare la misura della somma si ha riguardo alle soggezioni che derivano alla strada o autostrada, quando la concessione costituisce l’oggetto principale dell’impresa, al valore economico risultante dal provvedimento di autorizzazione o concessione e al vantaggio che l’utente ne ricava

Tale canone, pertanto, si configura quale entrata patrimoniale per l’amministrazione proprietaria della strada, gravante sui soggetti titolari di concessione che utilizzano il suolo e il sottosuolo delle pubbliche strade: e, in tal senso, il canone non ricognitorio assume la funzione di corrispettivo per l’uso particolare del suolo e del sottosuolo che è accordato al concessionario.

Il canone può essere determinato dall’amministrazione con cadenza annuale (cfr. al riguardo la circolare del Ministero dell’economia e delle finanze n. 43 dd. 20febbraio 1996).

Pertanto, i Magistrati concludono che il canone medesimo va preteso dall’amministrazione anche nell’ipotesi in cui per la stessa occupazione è già corrisposta la TOSAP e la COSAP (cfr. sul punto, ad es., Cass. civ., Sez. V, 27 ottobre 2006 n. 23244 e 31 luglio 2007 n. 16914), trattandosi comunque – come detto innanzi – di una entrata patrimoniale espressamente stabilita da una disposizione di legge.

Ovviamente,  permane la necessità di adottare regolamenti che siano pienamente legittimi anche sotto il profilo dei criteri di applicazione del canone e dei criteri di determinazione delle somme dovute in relazione “alle soggezioni che derivano alla strada“, nonché “al valore economico risultante dal provvedimento di autorizzazione o concessione e al vantaggio che l’utente ne ricava“.

 

 

 

 

Roberto Mastrofini

 

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Tiziana Flenghi

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