L’affidamento di un incarico professionale esterno, non esclude la possibilità, a seguito di una successiva diversa valutazione, di procedere alla stipulazione di un appalto di servizi

La Corte dei Conti per l’Emilia Romagna con Deliberazione 489 del 14 dicembre 2012 ha risposto ad una richiesta di chiarimenti posta dal Comune di Parma avente ad oggetto l’art. 6, comma 7 del d.l. 31 maggio 2010, n. 78.

In particolare, il Comune chiede se  l’affidamento, ad una società specializzata, finalizzato alla razionalizzazione ed al consolidamento del debito, pur essendo stato inserito nel programma consiliare di cui all’art. 3, comma 55, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, possa essere escluso dal novero delle spese soggette ai limiti di cui al precitato art. 6, comma 7. La Corte, dopo aver operato la distinzione tra incarichi professionali esterni ed appalti di servizi, afferma che “la circostanza che nel programma consiliare sia stata inserita una determinata attività, quale oggetto di affidamento di un incarico professionale esterno, non esclude la possibilità, a seguito di una successiva diversa valutazione dell’esigenza sottostante, di procedere, invece, alla stipulazione di un appalto di servizi.

Se è vero, infatti, che il comune non può legittimamente affidare un incarico, se non con riferimento ad un’attività istituzionale stabilita dalla legge, o prevista nel programma, è altresì da considerare che tale previsione non sembra obbligare l’ente a conferire un incarico esterno qualora, dopo un nuovo e più approfondito esame delle esigenze dell’ente locale, non ritenga di dover procedere in detta direzione. “La necessità”, continua la Corte,  “alla base della programmazione, infatti, può rivelarsi più complessa di quanto valutato in un primo momento, e tale da non poter essere adeguatamente affrontata da un singolo professionista richiedendo, al contrario, un impegno da parte di un soggetto strutturato.
Tuttavia, se è vero che, a fronte dell’esigenza di utilizzare una specifica competenza esterna, rientra senza dubbio nell’autonomia gestionale dell’ente locale decidere se ricorrere ad una singola alta professionalità o al servizio che può offrire un organismo societario, è altresì innegabile che la scelta di stipulare un appalto di servizi  potrebbe risultare elusiva degli intenti di riduzione di spesa perseguiti dal legislatore statale, con il più volte citato art. 6, comma 7, il quale ha ad oggetto i soli incarichi professionali esterni. Al contrario, non vi è il rischio di elusione del rispetto dei principi enucleati dalla giurisprudenza in materia di presupposti dell’affidamento di incarichi che, come già affermato da questa Corte devono in ogni caso essere osservati dall’Amministrazione pubblica nel ricorrere a professionalità esterne, a prescindere dalla circostanza  che ciò avvenga mediante incarichi professionali esterni, o mediante stipulazione di appalti di servizi.
L’ente locale, nell’ambito della propria discrezionalità, può quindi decidere se conferire un incarico, o se ricorrere ad un appalto di servizi; tuttavia, la concreta decisione dovrà essere adeguatamente motivata, in particolare sulla base della complessità del servizio richiesto. In caso contrario, la scelta di ricorrere ad un appalto di servizi potrebbe risultare ingiustificata ed essere giudicata come meramente finalizzata”.

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Tiziana Flenghi

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