Personale PA — 01 agosto 2013

La Fondazione Logos PA ha risposto ad una richiesta di chiarimenti posta da un ente in merito all’applicazione dell’istituto della mobilità dei dipendenti pubblici ed in particolare:

  • sulle possibili  ricadute in termini di rispetto delle norme sul patto di stabilità e del costo del personale
  • sulla capacità di incidere sulla spesa del personale ex art- 1, coma 557, della L. n. 296/2006
  • sul rispetto del limite percentuale delle cessazioni dell’anno precedente
  • sui limiti al turn over
  • sui limiti nell’applicazione del part time e dei contratti di solidarietà

In via preliminare, la fondazione affronta brevemente l’istituto della mobilità del personale pubblico dipendente.

Nel parere si legge che “Ai sensi e per gli effetti dell’art. 30 del D.Lgs. n. 165/2000 e s.m.i. la mobilità volontaria dei dipendenti della Pubblica Amministrazione tra un ente e l’altro della stessa (anche di un altro comparto) è configurabile alla stregua di una cessione del contratto di lavoro e non è riconducibile alla fattispecie della cessazione del rapporto di lavoro.

Tale distinzione non è di poco conto, atteso che la cessione del rapporto di lavoro consente al dipendente che ricorre a tale istituto di mantenere il trattamento giuridico ed economico che questi aveva nell’ente pubblico di provenienza.

Sotto un profilo strettamente contabile e finanziario, la mobilità dei dipendenti conserva il suo profilo di “cessione” in quanto essa non è considerata come una nuova assunzione con l’effetto di avere un carattere di neutralità rispetto ai vincoli imposti in tema di assunzione del personale sia per gli Enti Locali sottoposti al patto di stabilità sia per gli Enti (ormai molto pochi in verità) ancora sottratti al rispetto dei citati obblighi”.

 

Chiarito, in via generale, il principio di neutralità della mobilità volontaria dei dipendenti pubblici da un punto di vista iuslavoritisco e finanziario, la fondazione evidenzia che lo stesso deve, in ogni caso, rispettare alcune prescrizioni frutto dell’elaborazione giurisprudenziale e dottrinale.

 

In particolare, la magistratura contabile è più volte intervenuta, sottolineando come la neutralità dal punto di vista finanziario e contabile della mobilità vige tra Amministrazioni sottoposte a vincoli in tema di assunzione di personale.

 

In argomento, si è espressa la Sezione Autonomie della Corte dei Conti con le deliberazioni del 9 novembre 2009, n. 21 e del 6 dicembre 2010, n. 59 nonché la Sezione Regionale della Corte dei Conti della Lombardia che, con parere n. 373 del 2012, ha chiarito come il Dipartimento della Funzione Pubblica, con circolare n. 4/08 prima e con parere n. 13731 del 19 marzo 2010 dopo, ha precisato come “la mobilità, pur rappresentando sempre uno strumento finanziariamente da privilegiare, si configura in termini di neutralità di spesa solo se si svolge tra amministrazioni entrambe sottoposte a vincoli in materia di assunzioni a tempo indeterminato. In tal caso, non si qualifica come assunzione da parte dell’Amministrazione ricevente”.

A conferma del carattere di neutralità della cessione, vi è quanto disposto dall’art. 14, comma 7, del D.L. n. 95/2012, convertito con modificazioni in L. n. 135/2012 (c.d. Decreto sulla Spending Review), il quale prevede che le cessazioni dal servizio per processi di mobilità ……. non possono essere calcolate come risparmio utile per definire l’ammontare delle disponibilità finanziarie da destinare alle assunzioni o il numero delle unità sostituibili in relazione alle limitazioni del turn over.

Alla luce di quanto sopra, l’istituto della mobilità volontaria tra dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni assume il carattere di neutralità non rappresentando né una nuova assunzione né una cessazione del rapporto di lavoro ove ricorrano i seguenti requisiti:

  1. rispetto della disciplina in tema di patto di stabilità interno per gli Enti Pubblici soggetti a tale patto;
  2. rispetto delle limitazioni in tema alla spesa per il personale sia per gli Enti sottoposti a patto di stabilità sia per gli Enti non soggetti a tali vincoli;
  3. rispetto del limite del 50% della spesa per il personale in rapporto alla spesa corrente.

In relazione ai quesiti proposti ed in virtù del carattere dell’istituto della mobilità così come sopra prospettati, la fondazione ritiene che il personale in disponibilità del Comune istante possa essere assorbito dagli Enti Locali limitrofi che hanno mostrato la propria disponibilità in tal senso qualora i Comuni riceventi rispettino i requisiti citati  nei precedenti punti 1, 2 e 3, atteso che la sussistenza dei menzionati presupposti configura come neutrale dal punto di vista finanziario e contabile l’istituto della mobilità dei dipendenti della Pubblica Amministrazione.

In relazione ai rapporti tra mobilità dei dipendenti e turnover, i limiti al ricorso a quest’ultimo istituto non sono applicabili in caso di mobilità allorquando la stessa possieda il carattere di neutralità in virtù della sussistenza dei tre requisiti sopra cennati.

 

In argomento, si sono espresse la Corte dei Conti della Lombardia con la deliberazione n. 80/2011 e le Sezioni Riunite della Corte dei Conti con la deliberazione n. 3/2011 le quali hanno sancito la non applicabilità delle norme in tema di turnover alle procedure di mobilità tra Enti sottoposti ai vincoli del patto di stabilità.

 

Da ultimo, per quanto concerne la possibilità di ricorrere a contratti di solidarietà mediante la collocazione in part time di tutto il personale dipendente, con eccezione dei Capi Settore titolari di Posizione Organizzativa, corre l’obbligo di evidenziare che l’ARAN (Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni), nel suo Focus sull’art. 16 della Legge di Stabilità 2012 (L. n. 183/2011) in tema di mobilità dei dipendenti pubblici, Logos PA evidenzia che non si comprende il richiamo ai contratti di solidarietà, non applicati e non applicabili alla pubblica amministrazione compiuto nella citata disposizione di legge.

Tuttavia, la stessa norma consente la possibilità di ricorrere a forme flessibili di gestione del tempo di lavoro, ivi compreso il part time.

In argomento, la fondazione non riscontra particolari limitazioni all’applicabilità di tale istituto, fatti salivi i limiti posti dalla contrattazione collettiva nazionali i quali, nel particolare caso di specie, devono essere contemperati sia con la peculiare e grave situazione finanziaria del Comune sia con l’esigenza di continuare ad assicurare ai livelli minimi essenziali i servizi in favore della cittadinanza.

 

 Fondazione Logos PA

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Tiziana Flenghi

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