Bilancio/Contabilità — 15 febbraio 2013

 

I commi da 7 a 16 dell’articolo 31 della legge di stabilità per l’anno 2012 contengono una serie di elementi che vanno esclusi in sede di calcolo del patto di stabilità interno, alcune di questi già presenti nella previgente normativa.

La materia è stata oggetto di modifiche introdotte dall’articolo 2 comma 6 del d.l. n. 74 del 2012 e dal comma 283 dell’articolo unico della legge di stabilità per il 2013.

Il comma 17, del citato articolo 31, abroga le disposizioni che individuano esclusioni di entrate o di spese dai saldi rilevanti ai fini del patto di stabilità precedenti alla legge di stabilità 2012 e non previste espressamente in questa. Non sono, pertanto, consentite esclusioni dal patto di entrate o spese diverse da quelle previste dai commi indicati, in quanto ogni esclusione deve essere fissata da un intervento legislativo, che ne individua la relativa copertura finanziaria.

 

LO STATO DI EMERGENZA E I GRANDI EVENTI

In particolare, si ripropone l’esclusione delle risorse provenienti dallo Stato e le relative spese (di parte corrente e in conto capitale), sostenute dagli enti locali per l’attuazione delle ordinanze emanate dal Presidente del Consiglio dei ministri, a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza. L’esclusione è relativa alle sole entrate e spese effettuate a valere sui trasferimenti statali e non si estende alle altre tipologie, come ad esempio le spese sostenute dall’ente a valere sulle risorse proprie. La disposizione è applicabile anche nel caso in cui le spese sono effettuate in più anni e, comunque, nei limiti delle risorse assegnate, purché le relative entrate siano registrate successivamente all’anno 2008. L’esclusione opera anche se le risorse statali sono trasferite per il tramite delle Regioni.

Il comma 8 ha introdotto, inoltre, la disposizione che obbliga gli enti che beneficiano di tale esclusione a presentare, al Dipartimento della protezione civile, presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, entro il mese di gennaio dell’anno successivo, l’elenco delle spese escluse dal patto di stabilità, con la suddivisione tra parte corrente e parte in conto capitale[1].

Il comma 8-bis prevede, con riferimento all’esclusione delle spese per interventi relativi a calamità naturali, con l’utilizzo di risorse proprie[2], che con apposita legge le spese per gli eventi per i quali è stato deliberato dal Consiglio dei ministri lo stato di emergenza, per le spese effettuate nell’esercizio in cui si verifica la calamità e nei due successivi, sono escluse dal saldo finanziario rilevante ai fini del patto di stabilità interno, nei limiti delle risorse rese disponibili.

A differenza dell’esclusione precedentemente indicata, quella del comma 8-bis richiede una espressa previsione normativa, che l’autorizzi e ne indichi la relativa copertura finanziaria.

L’articolo 40-bis comma 1 del d.l. n. /2012, abrogando l’articolo 5-bis comma 5 del d.l. n. 343/2001, ha eliminato l’equiparazione della dichiarazione di grandi eventi[3] rientranti nella competenza del Dipartimento della protezione civile, agli interventi connessi alla dichiarazione di stato di emergenza. Pertanto, l’esclusione delle entrate e delle spese continua ad applicarsi soltanto per le operazioni finanziarie – accertamenti/riscossioni e impegni/pagamenti – non ancora concluse e la cui dichiarazione di grande evento è avvenuta prima dell’entrata in vigore del d.l. n. 1 del 2012.

 

LE RISORSE DELL’UNIONE EUROPEA

I commi 10 e 11 dell’articolo 31 ripropongono l’esclusione delle risorse provenienti dall’Unione europea e delle spese connesse. Si dispone che tali risorse provenienti direttamente o indirettamente dall’Unione europea[4] e le relative spese (sia di parte corrente che in conto capitale), sostenute dagli enti locali, non sono comprese nel calcolo del saldo finanziario. L’esclusione non si applica per le spese connesse ai cofinanziamenti nazionali, statali, regionali o dell’ente e pertanto, le spese relative ad interventi realizzati con risorse della regione o della provincia, anche se provenienti dal rimborso di prestiti accordati agli enti locali a valere sul bilancio comunitario, sono da considerarsi risorse nazionali e pertanto non comprese nella fattispecie di esclusione. Il fondamento di tale esclusione dal computo delle spese rilevanti ai fini del patto, è ravvisabile nella necessità di non ritardare l’attuazione di interventi realizzati in compartecipazione con l’UE. La valutazione della natura delle risorse assegnate è di competenza dell’ente beneficiario, sulla base degli atti di assegnazione delle stesse e delle relative spese.

L’esclusione delle spese è applicabile anche se queste sono effettuate in più anni, a condizione che la spesa complessiva non sia superiore alle risorse assegnate e che le entrate siano registrate successivamente al 2008, prescindendo dalla tempistica e dalla sequenza temporale con cui si succedono; quindi le esclusioni sono effettuate anche se le entrate avvengono successivamente alle connesse spese o viceversa. Le risorse in questione sono escluse dai saldi finanziari per un importo pari all’accertamento, per la parte corrente, o all’incasso, per la parte in conto capitale, nell’anno di riferimento. Le spese sono escluse nei limiti complessivi delle risorse accertate/incassate e nell’anno in cui avviene il relativo impegno/pagamento, ben potendo escludere tali spese anche in anni diversi da quello dell’assegnazione delle risorse corrispondenti.

Nell’ipotesi in cui l’Unione europea riconosca importi inferiori a quelli considerati ai fini dell’applicazione delle disposizioni indicate sopra, l’importo corrispondente alle spese non riconosciute è incluso nel patto di stabilità interno dell’anno in cui è comunicato il mancato riconoscimento. Se la comunicazione è effettuata nell’ultimo quadrimestre dell’anno, il recupero può essere effettuato l’anno successivo.

Un caso particolare si registra allorquando l’ente non ha escluso dal saldo finanziario le risorse provenienti dall’Unione europea nell’anno dell’effettivo accertamento/incasso. In tal caso, non può escludere successivamente le relative spese nell’anno del loro effettivo impegno/pagamento. La mancata esclusione dal saldo delle entrate è assimilabile all’ipotesi in cui gli organismi comunitari riconoscano un importo inferiore a quello inizialmente fissato, con conseguente inclusione dei pagamenti non riconosciuti tra le spese rilevanti ai fini del patto di stabilità interno. La precisazione e l’inclusione nelle disposizioni rilevanti è necessaria al fine di non alterare i saldi di finanza pubblica.

 

LE DISMISSIONI E IL PIANO DI CENSIMENTO

Gli enti locali che dismettono partecipazioni in società esercenti servizi pubblici locali di rilevanza economica, diversi dal servizio idrico, possono effettuare investimenti infrastrutturali, nel limite di 250 milioni di euro per l’anno 2013 e per l’anno 2014 e tali spese sono escluse dal calcolo del saldo finanziario in termini di competenza mista. La quota assegnata, con decreto del Ministro delle infrastrutture, di concerto con il Ministro dell’economia, ad ogni ente non può essere superiore ai proventi della dismissione effettuata.

Il comma 12 prevede che gli enti locali individuati dal Piano generale di censimento[5] escludano dal saldo finanziario le risorse trasferite dall’ISTAT e le spese per la progettazione e l’esecuzione dei censimenti, nei limiti delle stesse risorse trasferite. In considerazione che le spese sono relative alle operazioni di censimento non possono essere oggetto di esclusione le spese in conto capitale destinate all’acquisto di beni durevoli, la cui utilità va oltre il periodo di realizzazione dei censimenti. Le stesse esclusioni si applicando anche agli enti individuati dal censimento dell’agricoltura.

 

LE ESCLUSIONI PER L’AQUILA, PARMA E IL FEDERALISMO DEMANIALE

Non è stata riproposta, per l’anno 2013, l’esclusione relativa agli investimenti in conto capitale e le risorse relative ai comuni dissestati della provincia de L’Aquila. Per l’anno 2012, così come già previsto per il biennio precedente, la legge di stabilità aveva riconosciuto, a favore dei comuni in stato di dissesto della provincia de L’Aquila la possibilità di escludere, dal saldo rilevante ai fini del rispetto del patto di stabilità, gli investimenti deliberati entro il 31 dicembre 2010, anche a valere sui contributi già assegnati negli anni precedenti. L’agevolazione era concessa fino ad un importo massimo di 2,5 milioni di euro, da ripartire con decreto[6] del Ministro dell’interno da emanare entro il 15 settembre 2012, sulla base di criteri che tengano conto della popolazione e della spesa per investimenti di ogni ente locale[7].

L’articolo 31 comma 14 dispone l’esclusione, dal saldo rilevante del comune di Parma[8], delle risorse provenienti dallo Stato e delle spese sostenute per gli interventi straordinari volti all’adeguamento delle infrastrutture viarie e ferroviarie e alla riqualificazione urbana della città connessi all’insediamento dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare – EFSA – e per la realizzazione della scuola per l’Europa. L’esclusione delle spese opera nei limiti di 14 milioni di euro per il 2013.

E’ prevista, inoltre, l’esclusione, dai vincoli relativi al rispetto del patto di stabilità interno, delle spese relative ai beni trasferiti sulla base delle disposizioni del federalismo demaniale[9], per un importo corrispondente alle spese già sostenute dallo Stato per la gestione e la manutenzione dei beni trasferiti. L’importo è determinato con criteri e modalità individuati con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di cui al comma 3 dell’articolo 9 del d.lgs. n. 85 del 2010.

 

IL SISMA DEL MAGGIO 2012

Il d.l. n. 74 del 2012 ha previsto, per gli enti locali colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, una serie di interventi urgenti e alcune deroghe al patto di stabilità interno. L’articolo 2 comma 6, nella sua versione attuale[10], prevede che per il triennio 2012/2014, le risorse del Fondo per la ricostruzione delle aree colpite non rilevano ai fini del patto di stabilità degli enti locali beneficiari. L’esclusione opera sia per le entrate che per le spese, sia di parte corrente che in conto capitale. Le spese sono escluse anche se sono effettuate nel triennio, a condizione che la spesa complessiva non sia superiore alle risorse assegnate.

L’esclusione trova applicazione per i comuni delle province di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo[11], previa verifica da parte della regione di appartenenza del nesso casuale tra i danni e gli eventi sismici.

Per gli stessi comuni, l’articolo 7 comma 1-ter del d.l. n. 74/2012 ha disposto l’esclusione dal patto di stabilità, per gli anni 2013 e 2014, delle spese sostenute con risorse provenienti da erogazioni liberali e donazioni da parte di cittadini e imprese, finalizzate a fronteggiare i danni dovuti all’evento sismico, per un importo massimo, per ogni anno, di 10 milioni di euro. L’ammontare complessivo delle spese, che ogni ente può escludere dal patto di stabilità è determinato dalla regione Emilia Romagna nei limiti di 9 milioni di euro l’anno e dalle regioni Veneto e Lombardia nei limiti di 500 mila euro, per ogni regione, per ciascun anno.

Per tali finalità, entro il 30 giugno del 2013 e del 2014, le regioni debbono comunicare i suddetti importi al Ministero dell’economia e delle finanze, con nota sottoscritta dal responsabile legale e dal responsabile del servizio finanziario regionale e dai comuni interessati.

La legge di stabilità per l’anno 2013, ha previsto, al comma 283 dell’articolo unico, l’esclusione dal patto di stabilità interno delle spese sostenute per la realizzazione del Museo nazionale della Shoah, nel limite complessivo di 3 milioni di euro. La suddetta esclusione opera per il solo esercizio finanziario 2013 ed è relativa sia alle spese correnti che in conto capitale.

EUGENIO PISCINO

  



[1] Sul punto si veda M. Barbero, Spese per protezione civile fuori dal patto? manco per sogno manca la legge, ItaliaOggi del 25 gennaio 2013.

[2] Il comma 8-bis dell’articolo 31 della legge n. 183 del 2011 è stato introdotto dall’articolo 1, comma 1-bis, del decreto legge 15 maggio 2012, n. 59, convertito, con modificazioni, con legge 12 luglio 2012, n. 100.

[3] Dichiarazione di grande evento disciplinata dall’articolo 5-bis comma 5 del d.l. n. 343 del 7 settembre 2001, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 401 del 9 novembre 2001.

[4] Si intende per tali quelle che provengono dall’Unione europea, per il tramite dello Stato, della regione o della provincia.

[5] Il Piano è disciplinato dal comma 2 dell’articolo 50 del d.l. n. 78 del 31 maggio 2010, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 122 del 30 luglio 2010.

[6] Decreto del 21 dicembre 2012 pubblicato nella G.U. n. 12 del 15 gennaio 2013.

[7] Le disposizioni di cui al richiamato comma 13 dell’articolo 31 della legge n. 183 del 2011 riguardano i comuni della provincia de l’Aquila in stato di dissesto. Alla data del 15 settembre 2012, la predetta condizione concerne solo il comune di Capistrello.

[8] Nessuna esclusione è prevista, a differenza di quanto disposto per il 2011, per le spese sostenute dalla provincia e dal comune di Milano per gli interventi necessari per la realizzazione dell’Expo Milano 2015. A tal proposito si veda S. Monaci,  Niente deroghe all’Expo sul patto di stabilità 2013, IlSole24Ore del 8 dicembre 2012.

[9] Il federalismo demaniale è disciplinato dal d.lgs. n. 85 del 28 maggio 2010.

[10] Articolo modificato dall’articolo 11, comma 1, lettera a), n. 1-bis), del decreto legge n. 174 del 2012.

[11] L’articolo articolo 67-septies del d.l. n. 83 del 22 giugno 2012 ha ampliato il numero dei comuni interessati.

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Tiziana Flenghi

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