Tributi — 28 gennaio 2013

I più recenti interventi normativi hanno confermato con qualche correttivo l’operatività della Tares  prevista dall’articolo 14, dl 201/2011, ma sorta nel 2009 con il federalismo fiscale.

Infatti  la  disciplina è stata in parte modificata dall’articolo 1, comma 387 della cd. legge di stabilità (228/2012) che diversamente da quanto previsto dal dl 201/2011 ha stabilito da un lato che per la determinazione del tributo si utilizzerà il dpr 158/1999 e dall’altro che non verrà emanato alcun ulteriore regolamento per la determinazione del tributo medesimo, abrogando il comma 12 dell’articolo 14 che lo prevedeva.

La sua immediata operatività, sebbene mitigata dai recenti interventi normativi che posticipano il pagamento della prima rata a luglio,  richiede la necessità di conoscere i suoi principali contenuti in modo tale che gli enti locali, chiamati a prendere importanti e urgenti provvedimenti, soprattutto in un momento storico e ambientale ancora caratterizzato dagli effetti dell’IMU, siano in grado di assumere determinazioni eque per evitare laddove possibile un aggravio della pressione fiscale.

Scopriamo i principi caratterizzanti che evidenziano come siano presenti elementi della Tarsu e della Tia.

Sotto il profilo soggettivo, la parte attiva resta come sempre il comune nel cui territorio insiste, interamente o prevalentemente, la superficie degli immobili assoggettabili al tributo, mentre quello passiva è rappresentata da chiunque possieda, occupi o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani.

Il termine “suscettibili di produrre rifiuti urbani” ribadisce la comunanza con la Tarsu, emergendo quindi una modalità di commisurazione del tributo in via presuntiva che non si basa sull’effettiva quantità di rifiuti prodotti essendo sufficiente la suscettibilità di immobili a produzione.

Le previsioni intorno alle tariffazioni connotano meglio questo tributo, essendo la tariffa commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia di attività svolte, per gli immobili già denunciati, potendo i comuni modificare d’ufficio, previa comunicazione agli interessati, le superfici che risultassero inferiori alla predetta percentuale a seguito di incrocio dei dati comunali con quelli dell’agenzia del territorio.

Per effettuare la determinazione della superficie catastale, gli intestatari catastali provvedono, a richiesta del comune, a presentare all’ufficio provinciale dell’agenzia del territorio la planimetria catastale dell’immobile, per l’eventuale conseguente modifica, presso il comune, della consistenza di riferimento.

Poi in caso di unità immobiliari, ma prive di planimetria catastale, nelle more della presentazione l’agenzia del territorio procede alla determinazione di una superficie convenzionale sulla base degli elementi in proprio possesso, ma in tali casi il tributo e’ corrisposto a titolo di acconto salvo conguaglio.

Va infine detto che nella determinazione della superficie assoggettabile al tributo non si tiene conto  di quella parte di essa ove si formano di regola rifiuti speciali, a condizione che il produttore ne dimostri l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente.

La tariffa si compone di due quote, una determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio di gestione dei rifiuti, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti e l’altra rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione.

Il tutto affinché sia  assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio.

Ma ecco le prime note dolenti: alla tariffa determinata si applica una maggiorazione pari a 0,30 euro per metro quadrato, a copertura dei costi relativi ai c.d. servizi indivisibili dei comuni(pubblica illuminazione, manutenzione strade,ecc) i quali possono, con deliberazione del consiglio comunale, modificare in aumento la misura della maggiorazione fino a 0,40 euro, effettuando graduazioni per  tipologia dell’immobile e zona di ubicazione, sapendo che sin dal 2013 il fondo sperimentale di riequilibrio e  il fondo perequativo sono ridotti in misura corrispondente al gettito derivante dalla maggiorazione standard.

In termini di previsioni più vicine alle esigenze della popolazione possono essere previste riduzioni tariffarie fino al 30% nel caso di abitazioni con unico occupante, abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo, locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente, abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di 6 mesi all’anno, all’estero, fabbricati rurali ad uso abitativo.

Poi, possono essere previste riduzioni particolari nelle zone in cui non è effettuata la raccolta e il tributo è dovuto in misura non superiore al 40% della tariffa da determinare, anche in maniera graduale, in relazione alla distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita.

Va specificato che nella modulazione della tariffa sono assicurate riduzioni per la raccolta differenziata riferibile alle utenze domestiche, applicato poi un coefficiente di riduzione proporzionale alle quantità di rifiuti assimilati che il produttore dimostri di aver avviato al recupero.

Particolari sono poi i casi in cui il consiglio comunale può deliberare ulteriori riduzioni ed esenzioni, fino a rendere il tributo dovuto al 20% ovvero nei casi di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento,  interruzione del servizio per motivi sindacali,  imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente.

Infine ci sono i comuni virtuosi i quali vengono considerati per aver realizzato sistemi di misurazione puntuale della quantità di rifiuti conferiti al servizio pubblico e per i quali è possibile con regolamento prevedere l’applicazione della tariffa avente natura corrispettiva in luogo del tributo.

In questo quadro, fondamentale è come procedere alla costruzione del Tributo.

Il Consiglio Comunale approva le tariffe del tributo entro il termine del bilancio di previsione, in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani, redatto dal soggetto che svolge il servizio stesso ed approvato dall’autorità competente. Quindi emerge la necessità di chiedere al gestore il piano finanziario, stimando l’impatto delle agevolazioni e delle riduzioni, conoscere le superfici imponibili.

Se invece si ha una gestione puramente comunale occorre conoscere i costi relativi al personale amministrativo, alla riscossione e alla gestione del contenzioso.

Resta centrale il ruolo dell’organo di controllo e indirizzo comunale il quale con regolamento disciplina la classificazione delle categorie di attività con omogenea potenzialità di produzione di rifiuti, le eventuali riduzioni ed esenzioni, l’individuazione di categorie di attività produttive di rifiuti speciali alle quali applicare, nell’obiettiva difficoltà di delimitare le superfici ove tali rifiuti si formano, percentuali di riduzione rispetto all’intera superficie su cui l’attività viene svolta, i termini di presentazione della dichiarazione e di versamento del tributo.

Emerge altresì la peculiarità del funzionario responsabile il quale mantiene ed estende poteri per l’esercizio di ogni attività organizzativa e gestionale, di sottoscrizione dei provvedimenti afferenti a tali attività, di rappresentanza in giudizio per le controversie relative al tributo stesso, potendo inviare questionari al contribuente, richiedere dati e notizie a uffici pubblici disporre l’accesso ai locali ed aree assoggettabili a tributo.

Chiare appaiono le determinazioni in merito alle sanzioni per la mancata collaborazione e l’impedimento alla rilevazione, in caso di omesso o insufficiente versamento del tributo risultante dalla dichiarazione, in caso di  omessa presentazione della dichiarazione, in caso di mancata, incompleta o infedele risposta al questionario.

Infine in tema di versamento va specificato che è effettuato in mancanza di diversa delibera comunale, in 4 rate trimestrali, scadenti nei mesi di gennaio, aprile, luglio e ottobre, mediante bollettino di c.c.p ovvero modello di pagamento unificato, sebbene, come già esplicitato, solo per il 2013, in via transitoria, è previsto che la prima rata sia versata a luglio.

 

 

MASSIMO FIERAMONTI

 

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Tiziana Flenghi

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