EE.LL./Territorio — 29 marzo 2016

di Massimo Fieramonti.

C’era da aspettarselo, Anci, sindaci, amministratori locali, rappresentanti di governo e parlamentari avevano più volte evocato questa richiesta come un passo irrinunciabile a fronte di una normativa farraginosa, mutevole e complicata da applicare e di un ruolo delle Regioni non ancora, a pieno, esplicato.

Eppure siamo convinti di una ulteriore occasione perduta, consapevoli delle disparità presenti nei vari comuni italiani, delle loro diseconomie e delle mancate valutazioni fra costi benefici che l’associazione determina inevitabilmente.

In questo quadro deludente proviamo a comprendere almeno alcuni interessanti provvedimenti introdotti dalla legge di stabilità, più in particolare in tema di incentivi, assunzioni e di manovre in termini di spazi finanziari.

Il primo introdotto dal comma 17 assegna, al fine di incentivare il processo di riordino e semplificazione degli enti territoriali, una quota del Fondo di solidarietà comunale, non inferiore a 30 milioni di euro a decorrere dall’anno 2014, per incrementare il contributo spettante alle unioni di comuni e una quota non inferiore a 30 milioni di euro è destinata, ai  comuni istituiti a seguito di fusione, sperando che la spinta economica possa innescare soprattutto nei politici lo spunto per riflettere e meditare su un percorso virtuoso di associazionismo.

Il secondo attiene, lo precisa il comma 229, alle facoltà assunzionali consentendo, infatti, a decorrere dall’anno 2016, fermi restando i vincoli generali sulla spesa di personale, ai comuni istituiti a decorrere dall’anno 2011 a seguito di fusione nonché alle unioni di comuni di procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato nel limite del 100 per cento della spesa relativa al personale di ruolo cessato dal servizio nell’anno precedente, auspicando, in un momento come questo di generale stagnazione del settore, nuova linfa e nuove figure in grado di rilanciare i piccoli comuni in termini professionali e di stimoli.

Il terzo infine, di non poco conto, indicato dal comma 729, prevede la possibilità che gli spazi finanziari ceduti dalla regione siano assegnati tenendo conto prioritariamente delle richieste avanzate dai comuni con popolazione fino a 1.000 abitanti e dai comuni istituiti per fusione a partire dall’anno 2011

Nonostante ciò non è stato compiuto quel salto da tutti auspicato, in quanto dopo la legge di stabilità il solito milleproroghe che ha prorogato al 31 dicembre 2016 il termine per la gestione associata delle funzioni fondamentali da parte dei piccoli comuni stabiliti dal decreto-legge 78/2010, riscrivendo il comma 31-ter dell’articolo 14 della Legge 30 luglio 2010, n. 122.

Di fatto il nuovo testo stabilisce che “I comuni interessati assicurano l’esercizio associato delle funzioni a)entro il 31 dicembre 2016, con riguardo ad almeno tre delle funzioni fondamentali di cui al comma 28; b) entro il 31 dicembre 2016, con riguardo ad ulteriori tre delle funzioni fondamentali di cui al comma 27; b-bis) entro il 31 dicembre 2016, con riguardo alle restanti funzioni fondamentali di cui al comma 27

Che cosa significa.

Avremo tempo, e speriamo di utilizzarlo al meglio, per effettuare una programmazione ragionata della gestione delle risorse finanziarie e dei risultati conseguibili in termini di riduzioni di spesa attraverso semplici operazioni di confronto dei bilancio dei comuni che intendono approcciarsi all’unione dei comuni, per verificare i fabbisogni, per superare i principi della spesa storica. Soprattutto poi potremmo razionalizzare o ridimensionare le strutture dirigenziali ovvero settori e servizi con a capo responsabili, compiere in sostanza un’azione di restyling organizzativa funzionale comunque all’ottimale erogazione dei servizi.

Dobbiamo però superare la logica del rinvio temporale dell’obbligo di espletare le funzioni fondamentali comunali in forma associata e quindi di uno scarto culturale che si richiede in prima linea ai politici dai quali ci aspettiamo una inversione di tendenza e l’assunzione di responsabilità.

Occorre rendersi consapevoli delle sempre più ampie crescenti risorse  finanziarie che vengono assegnati a quegli enti che tendono ad associarsi e la volontà di rendere le unioni dei comuni fulcro per la promozione del territorio, nuovo strumento di governo, luogo di programmazione ampia capace di progettare il proprio futuro.

Se ci si rendesse conto di tutto ciò si potrebbe fare a meno delle proroghe.

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Tiziana Flenghi

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