EE.LL./Territorio — 29 marzo 2016

di Lara Montefiore.

Nelle ultime Leggi di Stabilità si succedono norme stringenti sulle Società partecipate che, di volta in volta, vengono disattese dagli Enti Locali senza che vengano assunte nei confronti degli Enti stessi misure sanzionatorie di particolare rilevanza.

L’evidenza del fatto che l’argomento delle Società partecipate sia ormai da definire in modo univoco e , soprattutto, definitivo, appare chiaro al legislatore come agli stessi operatori del settore.

La possibilità di ricorrere allo strumento societario è stato correlato, dalla legge, ai fini dell’ente pubblico ed all’inerenza allo svolgimento di attività di competenza dello stesso (come da principio desumibile dall’art. 97 della Carta costituzionale), anche per evitare che lo schema societario sia il veicolo per eludere normative di finanza pubblica o le procedure che devono presiedere l’attività contrattuale delle amministrazioni o l’assunzione di personale.

Pertanto, la più volte citata valutazione (con l’augurio che la stessa venga effettuata utilizzando strumenti non comunemente noti alla pubblica amministrazione: business plan & co.) di stretta inerenza delle attività di produzione di beni o servizi da parte delle società pubbliche con il perseguimento delle finalità istituzionali delle amministrazioni socie è stata limitata, nella sostanza, alle c.d. “società strumentali”. Al di la, infatti, dell’obbligo imposto di esercitare un controllo (in itinere) analogo, di dover applicare in virtù entrata in vigore del D. Lgs. 118/2011 e della panacea del bilancio consolidato per il controllo (successivo) dei conti, i numeri avrebbero dovuto esserci all’inizio delle attività. Punto.

Il concetto di economia aziendale, in realtà, pare sfuggire completamente al mondo dell’economia delle “aziende pubbliche”. 

Vediamo in estrema sintesi tre fattispecie fra quelle previste dall’art. 1, comma 611, della legge n. 190 del 2014 (L. di Stabilità per il 2015) per individuare le logiche contenute dal percorso di razionalizzazione contenuto nella normativa.

a) eliminazione delle società e delle partecipazioni societarie non indispensabili al perseguimento delle finalità istituzionali, anche mediante messa in liquidazione o cessione;

b) eliminazione delle partecipazioni detenute in società che svolgono attività analoghe o similari a quelle svolte da altre società partecipate o da enti pubblici strumentali, anche mediante operazioni di fusione o di internalizzazione delle funzioni;

c) contenimento dei costi di funzionamento, anche mediante riorganizzazione degli organi amministrativi e di controllo e delle strutture aziendali, nonché attraverso la riduzione delle relative remunerazioni

Nel Piano di Razionalizzazione vanno inseriti dei contenuti minimi, per evitare che la l’attenzione al rispetto della norma prevalga su qualunque altra considerazione. L’orizzonte temporale è annuale (31 marzo 2015 per l’adozione del piano, 31 marzo 2016 per la relazione sui risultati conseguiti), con l’evidente precisazione che in tale lasso temporale sarà necessario aver avviato le azioni necessarie, restando la concreta realizzazione legata a molteplici fattori.

Vanno esaminati separatamente i criteri guida cui deve ispirarsi l’azione di razionalizzazione.

Il primo di questi, alla lettera a) del comma 611, rileva per il fatto che, rispetto alla precedente disciplina, La sensibile differenza è che, mentre la norma precedente restava limitata alle partecipazioni dirette, l’attuale disciplina coinvolge sia le partecipazioni dirette che quelle indirette. L’estensione, dunque, rende il punto di riferimento essenziale l’indispensabilità per il perseguimento dei fini dell’Ente. Alla lettera c), il comma 611 si impone la eliminazione di partecipazione in società che svolgano funzioni analoghe.

No ai “doppioni”, dunque.

E’ l’ultima lettera del comma 611 ad essere, a nostro avviso, più interessante. A questo punto si comincia a parlare di riduzione dei costi di funzionamento, mediante l’attivazione di strumenti di controllo e riorganizzazione, nonché mediante la riduzione delle remunerazioni.

L’ultimo criterio offerto dal comma 611, imponendo il contenimento dei costi di funzionamento, anche mediante riorganizzazione degli organi amministrativi e di controllo delle strutture aziendali, nonché attraverso la riduzione delle relative remunerazioni, si avvicina ad una gestione improntata a criteri economico-finanziari. Entro il 31 marzo 2016, gli Enti dovranno predisporre una relazione contenente i risultati conseguiti con l’attuazione del Piano, alla quale dovranno garantire idonea pubblicità sul sito web dell’Ente. Che stia cambiando qualcosa?

Share

About Author

Tiziana Flenghi

(0) Readers Comments

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>