Personale PA — 01 luglio 2015

Il DDL “La Buona scuola” è uno dei testi in esame alle Camere che sta più facendo discutere in questi mesi l’opinione pubblica ma soprattutto gli addetti ai lavori. Sono due i punti cardine sui quali si struttura la riforma e, di conseguenza, la grossa protesta, ovvero il nuovo ruolo accentratore del Preside ed il piano delle assunzioni delle centinaia di migliaia di precari, ad oggi suddivisi in numerose -e spesso confliggenti tra loro- graduatorie.

I punti sui quali si articola il DDL, ad oggi fermo al Senato in Commissione che ne sta discutendo la costituzionalità, sono abbastanza chiari:

-l’assunzione di 100mila precari a partire da settembre, al fine di eliminare le graduatorie ad esaurimento ed assumere i nuovi docenti unicamente attraverso procedure concorsuali. Questi 100mila provengono da varie graduatorie, chi ha vinto un concorso, chi è stato abilitato con i Tirocini Formativi Attivi, chi ha seguito i percorsi PAS, i diplomati magistrali e gli ex SISS del corso concorso. In questo bacino di docenti variegatissimo per esperienza e per criteri di abilitazione non sono stati inseriti gli insegnanti delle scuole materne.

-Gli scatti di carriera non saranno più legati alla carriera, ma anche ai criteri formativi e didattici. Viene introdotto un nuovo sistema di valutazione volto a premiare i docenti più meritevoli.

-Il sistema delle supplenze verrà sostituito dai docenti interni all’istituto o della rete di scuole del territorio. La così detta chiamata diretta effettuata dal preside riguarderà solo una parte dei docenti che formano l’organico funzionale della scuola, e quindi precari, per i quali non ci sono sufficienti cattedre. Questi docenti si occuperanno di coprire le necessità del Piano triennale di offerta formativa previsto da ogni singolo istituto.

-Il ruolo del Preside cresce di autonomia, poiché è colui che chiama gli insegnanti per conferire loro incarichi triennali, rinnovabili, e che presiede l’organo di valutazione dei docenti al fine dell’attribuzione delle premialità.

-Ampio spazio all’insegnamento delle lingue straniere e ai laboratori artistico musicali. E’ previsto inoltre un monte ore di stage in azienda che dovranno fare obbligatoriamente tutti gli studenti delle scuole superiori, anche dei licei. Previsti piani formativi specifici per gli studenti stranieri per favorirne l’integrazione.

La struttura di questo DDL sembra ricordare le riforme di questi ultimi anni nel comparto del personale della PA: trasparenza, meritocrazia, e premialità sono parole con le quali ormai abbiamo preso confidenza e che abbiamo saputo apprezzare, non senza qualche difficoltà di tipo applicativo. Se a rigor di logica anche la scuola ed i suoi docenti fanno parte del settore pubblico, risulta difficile riuscire ad equiparare in maniera asettica un settore che, per la sua natura e soprattutto per la “tipologia dell’utente” al quale si rivolge necessita di cautela e ponderazione nella variazione dei già fragili equilibri esistenti.

Che la precarietà nella scuola sia un problema da risolvere in fretta è pacifico, proprio perché si ammette trasversalmente il ruolo cruciale del docente nella nostra società e quindi l’importanza di riconoscere una giusta stabilità a coloro che si occupano di crescere e formare la classe dirigente – ma non solo – del domani.

Forse, in questo caso, parlare di grado di raggiungimento dell’obiettivo, formazione obbligatoria per i docenti, colloqui per la valutazione sono termini che devono essere declinati in maniera più attenta su questa particolare fattispecie di dipendenti pubblici che spesso dopo le ore di lavoro non timbrano semplicemente il cartellino per l’uscita e tornano alla loro vita, ma si portano a casa il variegato mondo della scuola con i compiti da correggere, le lezioni da preparare e i dilemmi esistenziali degli studenti che cercano in loro una guida ed un supporto che va oltre le diciotto ore settimanali previste da contratto collettivo nazionale.

Chiara Burgio

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Tiziana Flenghi

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