Tributi — 01 luglio 2015

L’IFEL il 24 aprile con una sua nota torna sul tema della disciplina TARI inerente i rifiuti speciali a seguito di due  recenti  interventi  del  Ministero  dell’economia  e  delle  finanze.

L’intervento cerca di superare le perplessità che da tempo attanagliano gli operatori del settore circa l’incidenza delle previsioni normative  e risulta prezioso perché distinguendo le varie fattispecie offre chiare linee interpretative.

Si parte dalla disciplina contenuta in due commi della legge n.147 del 2013: il comma 649 e il comma 682.

Andiamo in ordine

Il comma 649 dispone “Nella determinazione della superficie assoggettabile alla TARI non si tiene conto nella determinazione della superficie assoggettabile a TARI quella parte di essa ove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori, a condizione che ne dimostrino l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente. Con regolamento il Comune disciplina le riduzioni della quota variabile del tributo proporzionali alle quantità di rifiuti speciali assimilati che il produttore dimostra di aver avviato al riciclo, direttamente o tramite soggetti autorizzati e sempre con regolamento individua le aree di produzione di rifiuti speciali non assimilabili e i magazzini di materie prime e di merci funzionalmente ed esclusivamente collegati all’esercizio di dette attività produttive, ai quali si estende il divieto di assimilazione.

Emergono tre fattispecie

La prima quella relativa ai rifiuti speciali non assimilabili perché provvede il produttore sono i c.d. rifiuti tossici che sono di diritto detassati purché si provveda alla comunicazione dei medesimi costituendone un preciso obbligo.

La seconda quella inerente ai rifiuti speciali assimilati va detto che l’assimilazione  opera  solo  attraverso  un regolamento con il quale si prevede la riduzione  della  parte  variabile  della  tariffa.

Per questa tipologia va richiamata anche il disposto della Suprema Corte recentemente intervenuto ( 13 marzo 2015 n.5047) che riconosce come un’eventuale  omissione  da  parte  del Comune  non  preclude  il  diritto  del  contribuente  al  riconoscimento  della  riduzione.

La terza relativa ai  magazzini  funzionalmente  ed  esclusivamente  collegati  ad  aree di produzione di rifiuti speciali non assimilabili richiede sempre l’intervento del regolamento per individuarle ai fini dell’estensione del divieto di assimilazione introducendo così una  deroga al presupposto impositivo, riconoscendo l’esclusione per aree dove normalmente non si  producono rifiuti speciali non assimilati.

I  magazzini  sono  stati  costantemente ritenuti  assoggettabili  dalla  giurisprudenza a Tari, e lo sono  stati  anche  ai  fini  Tarsu  e  Tares.

Altrettanto prezioso sul punto l’intervento dell’Anci Emilia Romagna, che ha fornito indicazioni ai Comuni  al fine di omogenizzare i regolamenti comunali, svolgendo una serie di precisazioni relative ad aree di produzioni di “rifiuti speciali non assimilabili”, al termine  “merci” , alla limitazione del non assoggettamento, alle “materie prime”, alle “aree dei magazzini non destinati allo  stoccaggio  delle  materie  prime  e  delle  merci  di  cui  sopra,  ivi  comprese  le  aree dove vi è presenza fisica”.

Per tali ragioni ha proposto al MEF una disposizione che riportiamo “Per i produttori di rifiuti speciali non assimilabili agli urbani non si tiene altresì conto della  parte  di  area  dei  magazzini, funzionalmente ed esclusivamente collegata all’esercizio dell’attività  produttiva,  occupata  da materie  prime  e/o  merci, merceologicamente rientranti nella categoria dei rifiuti speciali non assimilabili, la cui lavorazione  genera  comunque  rifiuti  speciali  non  assimilabili,  fermo  restando l’assoggettamento  delle  restanti  aree  e  dei  magazzini destinati allo stoccaggio di prodotti finiti e di semilavorati e comunque delle parti dell’area dove vi è presenza di persone fisiche”.

Il comma 682, invece stabilisce che “Con regolamento……il comune determina……l’individuazione di categorie di attività produttive di rifiuti speciali non assimilati alle quali  applicare,  nell’obiettiva  difficoltà  di  delimitare  le  superfici  ove  tali  rifiuti  si formano,  percentuali  di  riduzione  rispetto  all’intera  superficie  su  cui  l’attività  viene svolta”. 

Emerge la fattispecie relativa alle riduzione  per  zone  di  produzione  promiscua  di  rifiuti  speciali  e  rifiuti  speciali assimilati.

In tal caso proprio con il regolamento dovrà  essere  indicata  per  ciascuna  categoria la  rispettiva  percentuale  di  riduzione,  che ovviamente  dovrà  essere  diversa  per  ciascuna  categoria  individuata, stante la diversa quantità di rifiuti speciali producibile.

La nota IFEL infine, a tale proposito, chiarisce che siffatta ipotesi  non  è  applicabile nel  caso  in  cui  sia  possibile individuare specifiche aree dei locali dove è possibile dimostrare una produzione, in via  continuativa  e  prevalente,  di  rifiuti  speciali, nel  quale  caso  si  dovrà  procedere alla  detassazione  di  tali  porzioni  dei  locali,  fermo  restando  l’assoggettamento  pieno delle restanti superfici.

Un lavoro necessario e prezioso che tuttavia fa comprendere la difficoltà di apprezzare fino in fondo una tematica che ha bisogno di chiarezza.

 

Massimo Fieramonti

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Tiziana Flenghi

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