Personale PA — 21 aprile 2015

L’erogazione in favore di dipendenti dell’Amministrazione di somme a seguito dell’attività da questi svolta sulla base di un provvedimento successivamente annullato in via di autotutela dalla stessa Amministrazione Comunale configura l’ipotesi di indebito oggettivo di cui all’art. 2033 del Codice Civile ossia di un pagamento privo di un qualsiasi vincolo giuridico. Il Tar Lazio segue l’orientamento più che consolidato e conferma che la doverosità del recupero da parte dell’Amministrazione delle somme indebitamente corrisposte ai propri dipendenti esclude che l’omissione della comunicazione di avvio del procedimento configuri di per sé causa di illegittimità della ripetizione. In argomento, la giurisprudenza amministrativa si è espressa in modo pressoché concorde nel ritenere che il recupero di somme indebitamente erogate dalla Pubblica Amministrazione ai propri dipendenti ha carattere di doverosità e costituisce esercizio, ai sensi dell’articolo 2033 del codice civile, di un vero e proprio diritto soggettivo a contenuto patrimoniale, non rinunziabile, in quanto correlato al conseguimento di quelle finalità di pubblico interesse, cui sono istituzionalmente destinate le somme indebitamente erogate (ex pluriuso Cons. Giust. Ammin. Sicilia, sez. Giurisd., 15 gennaio 2002, n. 8; C.d.S., sez. IV, 17 dicembre 2003, n. 8274; sez. VI, 12 dicembre 2002, n. 6787; 20 dicembre 2005, n. 722,1C.d.S., Sez. V, decisione del 4 febbraio 2008, n. 293,).Per quanto afferisce alla rilevanza della buona fede,anche su tale aspetto, il Tar Lazio non di discosta dalla precedente giurisprudenza che tale elemento non può rappresentare un ostacolo all’esercizio da parte dell’Amministrazione del recupero dell’indebito (ex pluribus, C.d.S., sez. VI, 12 luglio 2004, n. 5067; 3 dicembre 2003, n. 7953; 7 luglio 2003, n. 4012; 17 ottobre 2005, n. 5813), con la conseguenza che la buona fede del percettore rileva ai soli fini delle modalità con cui il recupero deve essere effettuato, in modo cioè da non incidere in maniera eccessivamente onerosa sulle esigenze di vita del dipendente.

La ripetizione dell’indebito nei confronti del dipendente da parte dell’Amministrazione non può che avere ad oggetto le somme da quest’ultimo percepite in eccesso, ossia quanto e solo quanto effettivamente sia entrato nella sfera patrimoniale del dipendente, non potendosi, invece, pretendere la ripetizione di somme al lordo delle ritenute fiscali (e previdenziali e assistenziali), dal momento che le stesse non sono mai entrate nella sfera patrimoniale del dipendente.

Sul tema si segnala anche una importante pronuncia del Consiglio di Stato (Sez. V, sent. del 13 aprile 2012, n. 2118) ha meglio precisato la portata dell’obbligo della Pubblica Amministrazione di recuperare le somme indebitamente erogate, introducendo degli elementi volti a limitare l’esercizio di tale dovere ove ricorrano particolari presupposti di fatto.

In particolare, i Giudici di Palazzo Spada confermano che in materia di recupero degli emolumenti dei pubblici dipendenti si sia formata una costante giurisprudenza che ritiene non ostative le situazioni di affidamento o di buona fede del percipiente all’effettuazione del recupero medesimo, atteso che tale dovere è sempre giustificato dal fatto che le amministrazioni sono portatrici dell’interesse a rimediare ad un’indebita spendita di pubblico denaro.

Lasentenza de qua, come poc’anzi accennato, stabilisce che il dovere di recupero in capo alla Pubblica Amministrazione possa tenere in considerazione alcuni elementi di fatto la cui sussistenza va verificata nel caso concreto e che può determinare una limitazione all’esercizio di tale obbligo.

Sul punto, gli elementi di fatto individuati nella richiamata sentenza sono:

· se l’errore che ha determinato la corresponsione delle somme indebitamente versate possa essere imputato alla sola Amministrazione;

· il lungo lasso di tempo tra la data di corresponsione e quella di emanazione del provvedimento di recupero;

· l’eventuale tenuità delle somme corrisposte anche in riferimento ai servizi resi;

· la complessità della macchina burocratica dalla quale è scaturito l’errore di conteggio.

Ne segue che la presenza anche di solo uno dei suindicati elementi (i quali presentano un carattere esemplificativo e non esaustivo) ha l’effetto di limitare il diritto-dovere dell’Amministrazione al recupero delle somme indebitamente versate in favore del proprio dipendente.

ROBERTO MASTROFINI

 

 

 

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Tiziana Flenghi

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