News in pillole — 21 aprile 2015

PRIME RIFLESSIONI SUL TEMA DEI REATI CONTRO LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE.

E’ passata un po’ in sordina l’approvazione di questo importante decreto che esaltando la tenuità del fatto stabilisce la non punibilità per alcuni reati. I criteri affinché possa realizzarsi questa condizione sono due: da un lato proprio la condizione oggettiva della particolare tenuità dell’offesa, che richiede una valutazione sulle modalità della condotta e l’esiguità del danno o del pericolo e una di natura soggettiva legata alla non abitualità del comportamento da parte del soggetto autore (che non deve essere un delinquente abituale). Ciò determinerà una modificazione del codice penale e

del codice di procedura penale. Si discuterà molto, ne siamo sicuri, su alcune sue previsioni, ed in particolare quelle che assumono una rilevanza per le pubbliche amministrazioni e per i soggetti in esse operanti, introducendo la non punibilità in sede penale per chi commette reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore ai 5 anni sempre che ricorrano i criteri sopracitati.

Vediamo, infatti, alcuni per quali si avranno ripercussioni.

L’abuso di ufficio disciplinato dall’art.323 del codice penale che stabilisce “Salvo che il fatto non costituisca un più grave reato, il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico sevizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto è punito con la reclusione da uno a quattro anni. La pena è aumentata nei casi in cui il vantaggio o il danno hanno un carattere di rilevante gravità.

In tal caso verranno ad attenuarsi, non è un gioco di parole, gli effetti per la prevaricazione, ed il favoritismo. Nel primo caso il reato oltre che nei riguardi della PA si riverbera anche nei confronti del soggetto privato. Nel secondo caso la PA va tutelata perché si inficiano i principi di buon andamento e imparzialità. La corruzione ex art.318 codice penale prevede Il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da uno a cinque anni.

In questo caso emergono da subito alcune riflessioni. Questa disposizione, di fatto recente, in quanto modificata dalla legge anticorruzione (l.190/2012) nel riformulare il testo innalzava il trattamento sanzionatorio, sia nel minimo, sia nel massimo edittale (ora è, o meglio era, da uno a cinque anni, a fronte della pena precedentemente prevista, della reclusione da sei mesi a tre anni ) inaspriva gli effetti.  In secondo luogo come essa si coordina con il disegno di legge in via di approvazione che invece aumenta le pene per i reati legati alla corruzione. Il rifiuto di atti d’ufficio-Omissione contemplato dall’articolo 328 del codice penale che prevede Il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni. Fuori dei casi previsti dal primo comma, il pubblico ufficiale o l’incaricato di unpubblico servizio,che entro trenta giorni dalla richiesta di chi vi abbia interesse non compie l’atto del suo ufficio e non risponde per esporre le ragioni del ritardo, è punito con la reclusione fino ad un anno o con la multa fino a euro 1.032. Tale richiesta deve essere redatta in forma scritta ed il termine di trenta giorni decorre dalla ricezione della richiesta stessa

Di fatto come ci si dovrà contenere di fronte ad un ritardo-rifiuto di atti urgenti come ad esempio sequestri, confische, ordini di distruzione di immobili abusivi ovvero quando all’omissione non segue la dovuta motivazione ridimensionando sotto un profilo procedimentale ogni possibile richiesta esercitata secondo i crismi della formalità e soprattutto svilendo un principio cardine del diritto amministrativo quello dei 30 giorni

Va detto che a fronte di questa, secondo alcuni, sanatoria vi è un inasprimento delle pene per tutta quella serie di crimini che destano forte allarme sociale e disagio psicologico ed economico quali i furti in appartamento che verranno puniti con la detenzione da due a otto anni, (oggi si va da uno a sei anni.) oppure la non applicabilità per i reati di stalking,

Infine va ricordato che la persona offesa potrà opporsi nel merito alla richiesta di archiviazione avanzata dal PM.

In ogni caso una serie di disposizioni normative che non eviteranno nei prossimi mesi un dibattito foriero di scontri e contrapposizioni, purtroppo anche ideologiche.

Per non parlare, poi, dei reati tributari per il quale il giudice penale dovrà svolgere un duplice lavoro, da un lato, infatti, a valutare l’entità dell’imposta evasa e, dall’altro, a considerare l’incidenza del medesimo reato per più anni d’imposta.

La riflessione e il dibattito continuano.

MASSIMO FIERAMONTI

 

 

 

 

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Tiziana Flenghi

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