Bilancio/Contabilità — 12 febbraio 2015

Una delle novità più importanti in materia di contrasto all’evasione riguardo l’Imposta sul Valore Aggiunto (IVA) all’interno della Legge di Stabilità 2015 è il meccanismo del cosiddetto “split payment”.

L’art. 1, comma 629, della Legge n. 190/2014 ha inserito nel d.P.R. n. 633/1972 il nuovo articolo 17–ter mediante il quale si introduce un particolare meccanismo di assolvimento dell’Iva per le operazioni effettuate nei confronti dello Stato o di enti pubblici.

Dal 1° gennaio 2015, l’imposta, regolarmente addebitata in fattura dal soggetto che effettua la cessione del bene o la prestazione del servizio non dovrà essere pagata dal cessionario o committente (ente pubblico) il quale dovrà effettuare il pagamento solo dell’imponibile, mentre l’Iva dovuta verrà trattenuta e versata poi direttamente nelle casse dell’erario (ovvero prelevata direttamente da un conto corrente vincolato).

Va ricordato che la nuova disciplina circoscrive l’ambito applicativo alle operazioni, cessioni di beni e per le prestazioni di servizi, effettuate nei confronti:

  • dello Stato;
  • degli organi dello Stato ancorché dotati di personalità giuridica;
  • degli enti pubblici territoriali e dei consorzi tra essi costituiti ai sensi dell’art. 31 del T.U.E.L.n. 267/2000;
  • delleCCIAA;
  • degli istituti universitari;
  • delleASL;
  • degli enti ospedalieri;
  • degli enti pubblici di ricovero e cura aventi prevalente carattere scientifico;
  • degli enti pubblici di assistenza e beneficenza e di quelli di previdenza.

L’IVA, comunque, non esce dal calcolo della fattura, ma continua ad essere addebitata (salva l’applicazione del reverse charge), proprio come si è sempre fatto sino ad oggi.

La novità consiste solo nel fatto che la PA non pagherà più l’imposta al fornitore o al prestatore, ma la verserà direttamente allo Statosecondo le modalità operative e i termini di versamentostabilite dall’articolo 4 del Decreto del MEF che recita:

 

  1. 1.       Il versamento dell’IVA dovuta è effettuato dalle pubbliche amministrazioni entro il giorno 16 del mese successivo a quello in cui l’imposta diviene esigibile, senza possibilità di compensazione e utilizzando un apposito codice tributo, con le seguenti modalità:

a)     per le pubbliche amministrazioni titolari di conti presso la Banca d’Italia, tramite modello “F24 Enti pubblici” approvato con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate del 28 giugno 2013;

b)     per le pubbliche amministrazioni, diverse da quelle di cui alla lettera a), autorizzate a detenere un conto corrente presso una banca convenzionata con l’Agenzia delle entrate ovvero presso Poste italiane, mediante versamento unificato di cui all’articolo 17 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241;

c)      per le pubbliche amministrazioni diverse dal quelle di cui alle lettere a) e b), direttamente all’entrata del bilancio dello Stato con imputazione in un articolo di nuova istituzione del capitolo 1203.

 

  1. 2.       Le pubbliche amministrazioni possono, in ogni caso, effettuare, entro la scadenza indicata al comma 1 del presente articolo, distinti versamenti per l’IVA dovuta così come segue:

a)     in ciascun giorno del mese, relativamente al complesso delle fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile in tale giorno;

b)     relativamente a ciascuna fattura la cui imposta è divenuta esigibile.

Si desume che l’imposta risulta esigibile al momento del pagamento della fattura ovvero, su opzione dell’Amministrazione acquirente, al momento della ricezione della fattura, mentre il versamento dell’imposta potrà essere effettuato, sempre a scelta della singola pubblica Amministrazione, alternativamente:

  • utilizzando un distinto versamento dell’Iva dovuta per ciascuna fattura la cui imposta è divenuta esigibile;
  • in ciascun giorno del mese, con un distinto versamento dell’Iva dovuta considerando tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile in tale giorno;
  • entro il giorno 16 di ciascun mese, con un versamento cumulativo dell’Iva dovuta considerando tutte le fatture per le quali l’imposta è divenuta esigibile nel mese precedente.

Assumono importanza rilevante le deroghe previste in base alle quali il meccanismo dello split payment non trova applicazione, ovvero:

  • nel caso in cui l’ente pubblico sia debitore d’imposta (in attesa di chiarimenti, si tratterebbe delle operazioni soggette a reverse charge ai sensi dell’art. 17, comma 6 del d.P.R. n. 633/1972);
  • per le prestazioni di servizi assoggettate a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito, quali ad esempio le prestazioni rese da professionisti o da agenti.

Essenziale l’aspetto legato all’accesso privilegiato ai rimborsi nel caso di credito Iva determinato in conseguenza alle operazioni di cui all’art. 17-ter: in virtù della nuova disciplina, infatti, i soggetti che operano prevalentemente nei confronti di enti pubblici potrebbero trovarsi in una posizione di costante credito Iva, poiché non più soggetti al versamento dell’Iva sulle fatture emesse.

Per limitare gli effetti negativi descritti, il legislatore ha previsto che tali soggetti possano chiedere il rimborso dell’eccedenza detraibile con periodicità annuale o trimestrale ai sensi dell’art. 30, comma 3 del d.P.R n. 633/1972.

Inoltre, ai sensi dell’art. 38-bis, comma 10 del d.P.R. n. 633/1972, tale rimborso sarà eseguito in via prioritaria; a tal fine si prevede che il MEF, con un decreto attuativo da emanare, dovrà individuare modalità e termini per ottenere il rimborso delle eccedenze detraibili, limitatamente al credito rimborsabile relativo alle operazioni di cui all’art. 17-ter.

Un altro aspetto controverso e di non poca importanza èquello relativo all’efficacia della disposizione. Essaè subordinata al rilascio, ai sensi dell’art. 395 della Direttiva n. 2006/112/CE, della misura di deroga da parte del Consiglio dell’Unione europea; tuttavia, come previsto dal comma 632 della Legge di Stabilità, nelle more del rilascio le norme sullo split paymenttrovano comunque applicazione per le operazioni per le quali l’imposta sul valore aggiunto è esigibile a partire dal 1º gennaio 2015.

In caso di mancato rilascio delle misure di deroga si prevede che, in luogo dell’applicazione dello split payment, con provvedimento del direttore dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli, da adottare entro il 30.06.2015, sarà disposto l’aumento dell’aliquota dell’accisa sulla benzina e sulla benzina con piombo, nonché l’aliquota dell’accisa sul gasolio usato come carburante.

Come segnalato anche da Confindustria nella circolare di commento alla Legge di stabilità 2015 la scelta di rendere efficace la norma a decorrere dal 1° gennaio 2015, oltre a “suscitare qualche dubbio sul piano della sua compatibilità con il diritto comunitario”, potrebbe produrre complicazioni anche sotto il profilo operativo.

Sempre secondo Confindustria,difatti , “la decorrenza della disposizione non si riferisce al momento di effettuazione dell’operazione ma a quello di esigibilità dell’imposta, con la conseguenza che potrebbe riguardare operazioni effettuate anteriormente alla data del 1° gennaio 2015, ma la cui esigibilità si manifesta successivamente a tale data, per effetto del meccanismo di esigibilità differita dell’imposta, che caratterizza tipicamente le operazioni effettuate nei confronti della Pubblica Amministrazione, ai sensi dell’art. 6, co. 5, secondo periodo del DPR n. 633/72”.

Perciò anche per le fatture emesse nel 2014 ed incassate nel 2015, soggette al regime Iva di esigibilità differita di cui all’art. 6 comma 5 del d.P.R. n. 633/1972, troverebbe applicazione il nuovo meccanismo dello “split payment”, con la conseguenza, anche da un punto di vista contabile, che il mancato incasso dell’Iva dovrà trovare riscontro anche da un punto di vista contabile con una scrittura di rettifica dell’Iva a debito, anche se sospesa, contabilizzata nel momento di registrazione della fattura.

L’applicazione di tale metodica comporterà non pochi disguidi a livello contabile, in quantola fattura deve essere emessa con Iva, ma l’Iva non deve concorrere al debito della liquidazione.

Nel comunicato stampa del MEF del 9 gennaio 2015, precorrendo il contenuto del decreto di attuazione, si precisa che il meccanismo dello split payment si applica alle operazioni fatturate a partire dal 1 gennaio 2015 per le quali l’esigibilità dell’imposta si verifichi successivamente alla stessa data.

Ulteriormente si prevede che, riguardo tali operazioni, l’IVA diventi esigibile al momento del pagamento della fattura ovvero al momento di ricezione della fattura.

 

Massimiliano Carpentieri

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Tiziana Flenghi

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