Senza categoria — 18 febbraio 2014

La legge di stabilità per il 2014 ha, come accade ormai ogni anno, modificato in più punti la normativa in tema di patto di stabilità interno per gli enti locali. La novella legislativa ha, da un lato, integrato l’articolo 31 della legge n. 183 del 2011 e dall’altro ha previsto ulteriori norme applicabili, che non sono rientrate nell’articolo citato.

Le principali novità, che sono trattate nello studio, sono relative ai benefici riconosciuti agli enti che adottano la sperimentazione del nuovo sistema contabile e disposizioni in favore degli enti locali capofila, nell’esercizio di funzioni e di servizi.

Novità si registrano, inoltre, anche in tema di spazi finanziari, per i pagamenti in conto capitale, sia a competenza che in conto residui.

 

ENTI CAPOFILA E IN SPERIMENTAZIONE

In tema di misure premiali, l’articolo 9 comma 6 del d.l. n. 102 del 2013 ha previsto, per il solo anno 2014, che per gli enti che adottano la sperimentazione in tema di armonizzazione dei bilanci il saldo è ridotto fino al pareggio, per un importo non inferiore a 120 milioni di euro[1].

Per gli enti che sono in sperimentazione del nuovo sistema contabile, di cui all’articolo 36 del d.lgs. n. 118/2011, è riconosciuto un sistema premiante ai fini del patto di stabilità interno. Il comma 4-ter del più volte citato articolo 31 dispone che il saldo obiettivo del patto, per tali enti, è ridotto proporzionalmente di un valore compatibile con gli spazi finanziari derivanti dalla disposizione, che vedremo, e comunque non oltre un saldo pari a zero[2].

Il comma 4-quater dispone la copertura degli effetti finanziari derivanti dal favor per gli enti in sperimentazione, stabilendo che si provvede con le risorse derivanti dalle percentuali maggiorate, di cui al comma 6, che si applicano agli enti che non partecipano alla sperimentazione e con l’utilizzo, per 120 milioni di euro, del fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti[3].

Gli enti non sperimentatori applicano, per il 2014, le percentuali di cui al comma 2, come rideterminate con decreto del MEF. Per gli anni successivi, tali percentuali non possono essere superiori a quanto previsto per gli enti non virtuosi di cui alla tabella seguente.

 

 

 

Enti non virtuosi

2013

2014

2015

2016

2017

Comuni – oltre 5 mila abitanti

15,80%

15,07%

15,07%

15,62%

15,62%

Comuni – tra mille e 5 mila abitanti

13,00%

15,07%

15,07%

15,62%

15,62%

Province

19,80%

20,25%

20,25%

21,05%

21,05%

 

 

 

La legge di stabilità ha introdotto la disposizione del comma 6-bis dell’articolo 31, disponendo un trattamento non penalizzante per gli enti capofila, che svolgono servizi e funzioni anche per conto di altri enti locali. Questi sostengono spese anche per gli altri enti convenzionati, con il conseguente aggravamento dei propri obiettivi di finanza pubblica.

La novella legislativa prevede la riduzione degli obiettivi dei comuni capofila che gestiscono funzioni e servizi in forma associata, con il corrispondente aumento degli obiettivi degli altri comuni associati. A tal fine, tutti i comuni interessati debbono presentare, entro il 15 marzo di ogni anno, un’istanza con l’indicazione degli importi in riduzione e in aumento degli obiettivi. L’Anci, alla quale tali istanze sono dirette, entro il successivo 30 marzo comunica al MEF, tramite il sistema web, gli importi in aumento e in riduzione per ogni comune.

La norma, introdotta dal comma 534 della legge di stabilità, ha un’evidente limite nel prevedere che l’esclusione avvenga soltanto con la riduzione dell’obiettivo dell’ente capofila. L’obiettivo, come noto, si calcola sulla media degli impegni di spesa di parte corrente del triennio 2009/2011, dai quali non può essere operata alcuna esclusione, così come chiarito dalla circolare n. 5 del 2013 della Ragioneria generale dello Stato che al punto B.2 espressamente ribadisce che, ai fini della determinazione dell’obiettivo per l’anno 2013 e seguenti, la normativa vigente prevede che sia considerata la spesa registrata nei conti consuntivi senza alcuna esclusione (ad esempio, dalle spese sostenute dall’ente capofila non è esclusa la quota di spesa gestita per conto degli altri enti locali, etc.). Il meccanismo utilizzato ha lo scopo di garantire l’invarianza del saldo dell’intero comparto, in modo tale che le riduzioni per gli enti capofila sono compensate con gli incrementi del saldo per gli altri enti partecipanti al servizio associato[4].

Nelle comunicazioni all’Anci bisognerà tener conto degli effetti della compartecipazione alla spesa dei soggetti che fanno parte della gestione associata.

 

 

 

LE ESCLUSIONI PREVISTE

I commi da 7 a 16 dell’articolo 31 della legge di stabilità per l’anno 2012, come novellato, contengono una serie di elementi che vanno esclusi in sede di calcolo del patto di stabilità interno. La materia è stato oggetto di profonde modifiche e si rende necessaria l’analisi di alcune delle disposizioni vigenti, al fine di una visione organica dell’argomento trattato[5].

Il comma 17 precisa che le esclusioni di entrata o di uscite dai saldi rilevanti ai fini del patto di stabilità sono soltanto quelle previste dall’articolo 31, e sono abrogate tutte le altre esclusioni.

 

LE SPESE IN CONTO CAPITALE

La legge di stabilità, al comma 535 ha introdotto il comma 9-bis dell’articolo 31 citato, attribuendo agli enti locali, per il solo anno 2014, la possibilità di escludere, dal saldo finanziario in termini di competenza mista, i pagamenti in conto capitale sostenuti dagli enti locali, fino all’importo complessivo di 1 miliardo di euro. Per la distribuzione della suddetta esclusione tra i vari enti, il Ministero dell’economia e delle finanze assegna a ognuno uno spazio, determinato in proporzione all’obiettivo del proprio saldo finanziario, fino alla concorrenza massima dell’importo.

Il maggiore spazio deve essere utilizzato soltanto per i pagamenti in conto capitale, sia in competenza che in conto residui, effettuati nel primo semestre dell’anno 2014. La dimostrazione è resa in sede di monitoraggio per il primo semestre, da effettuarsi nei termini previsti dal successivo comma 19.

Per poter usufruire di tali ulteriori spazi finanziari non è necessaria alcuna richiesta da parte degli enti locali, in quanto il riparto sarà effettuato automaticamente dalla Ragioneria generale dello Stato[6].

 

I DEBITI IN CONTO CAPITALE

E’ prevista, dal comma 546 dell’articolo unico della legge n. 147 del 2013, un’ulteriore esclusione dal patto di stabilità interno[7], per 500 milioni di euro, per i pagamenti effettuati nel corso del 2014, per i:

a)    debiti in conto capitale certi, liquidi ed esigibili alla data del 31 dicembre 2012;

b)   debiti in conto capitale per i quali sia stata emessa fattura o richiesta equivalente di pagamento entro il 31 dicembre 2012, inclusi i pagamenti delle regioni in favore degli enti locali e delle province in favore dei comuni;

c)    debiti in conto capitale riconosciuti alla data del 31 dicembre 2012 ovvero che presentavano i requisiti per il riconoscimento di legittimità entro la medesima data.

Al fine di usufruire di tale esclusione, gli enti debbono comunicare gli spazi finanziari di cui necessitano entro il termine perentorio del 14 febbraio 2014, sempre con l’utilizzo dell’applicativo web. Con decreto del MEF da emanarsi entro il successivo 28 febbraio, sono definiti per ogni ente locale, su base proporzionale, gli importi dei pagamenti da escludere dal patto di stabilità interno[8].

La mancata comunicazione da parte dei responsabili dei servizi interessati, che senza giustificato motivo, non hanno richiesto gli spazi finanziari nei termini e con le modalità indicate ovvero non hanno effettuato, nell’esercizio finanziario corrente, il pagamento di almeno il 90 per cento degli spazi concessi determina azione di responsabilità della procura regionale della Corte dei conti, su segnalazione del collegio dei revisori. Evidente lo scopo della norma, che è quello di evitare richieste sovrabbondanti rispetto alle reali esigenze[9].

Le sezione giurisdizionali della Corte irrogano una sanzione pari a due mensilità del trattamento retributivo, al netto degli oneri previdenziali e fiscali e l’importo è acquisto al bilancio dell’ente. Le sentenze di condanna sono pubblicate sul sito istituzionale dell’ente, fino a quando non siano state eseguite per l’intero importo. Anche l’inerzia del collegio dei revisori determina una sanzione pecuniaria[10] pari a due mensilità del trattamento retributivo, al netto degli oneri, con pubblicazione della sentenza sul sito istituzionale dell’ente stesso[11].

Sulla base di un apposito chiarimento del MEF la comunicazione al sistema web va effettuata da tutti gli enti, anche da coloro che hanno estinto tutti i debiti al 31 dicembre 2012 e in tal caso, il modulo va compilato con l’indicazione degli importi a zero[12].

 

Eugenio Piscino


[1] Tale misura premiale era già prevista per il 2013, con un miglioramento, per gli enti locali che hanno aderito alla sperimentazione dei nuovi sistemi contabili, di cui all’articolo 36 del d.lgs. n. 118 del 23 giugno 2011, di 20 milioni di euro degli obiettivi del patto di stabilità interno del 2013 (art 20 comma 3-bis del decreto legge 98/2011).

[2]Tale riduzione non si applica agli enti locali esclusi dalla sperimentazione ai sensi dell’articolo 5 del decreto del Presidente del Consiglio dei  ministri  28 dicembre  011, pubblicato nel supplemento ordinario alla Gazzetta Ufficiale  n. 304 del 31 dicembre 2011.

[3]Si tratta del Fondo per la compensazione degli effetti finanziari non previsti conseguenti all’attualizzazione di contributi pluriennali, di cui all’articolo 6, comma 2, del decreto-legge 7 ottobre 2008, n. 154, convertito, con modificazioni, alla legge 4 dicembre 2008, n. 189, e successive  modificazioni. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

[4]Così M. Barbero, Convenzioni bonus a ostacoli, ItaliaOggi del 10 gennaio 2014.

[5] L’analisi completa del patto di stabilità è stata effettuata da E. Piscino, Il patto di stabilità interno per l’anno 2013, La Finanza Locale n. 1/2013, Maggioli editore

[6]L’obiettivo sarà ricalcolato dallo stesso Ministero applicando la clausola di salvaguardia che impedisce un aggravio superiore al 15% rispetto al target determinato in base alle regole previgenti.

[7]Sul punto E. Piscino, Una clausola di salvaguardia per il patto degli enti locali, ItaliaOggi del 17 gennaio 2014.

[8]Si veda E. Piscino, Patto di stabilità un cantiere aperto, ItaliaOggi del 15 novembre 2013.

[9]Sul punto si veda M. Barbero, Per gli enti tagli solo rimandati, ItaliaOggi del 23 ottobre 2013.

[10]Sull’argomento si veda P. Ruffini, Patto rivoluzionato il calendario, IlSole24Ore del 23 dicembre 2013.

[11]Così A. Mineo, Debuttano le sanzioni anche per i revisori, Management locale n. 1/2014, Asfel.

[12]Si veda M. Barbero, Spazi patto 2014: richieste anche a zero, ItaliaOggi del 1 febbraio 2014.

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Tiziana Flenghi

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