Personale PA — 21 aprile 2015

Di recente, alla luce delle novelle legislative introdotte in tema di personale pubblico, è stato richiesto alla nostra struttura un parere circa l’incremento della parte variabile del fondo dirigenti in applicazione di quanto previsto dall’art. 26, comma 3, del CCNL del 23.12.1999 e le analogie con la disciplina prevista dall’art. 15, comma 5 del CCNL del 01.04.1999.

In via preliminare, giova evidenziare che a far data dall’anno 2015, le Amministrazioni locali possono procedere alla costituzione del fondo per le risorse decentrate con meno vincoli rispetto al passato.

Invero, ai sensi e per gli effetti della Legge di Stabilità 2013, a far data dal presente anno (2015) non trovano più applicazione i limiti relativi al rispetto del tetto 2010 unitamente all’obbligo della riduzione del fondo in misura proporzionale alla diminuzione del personale in servizio (sia esso dipendente che dirigente).

Tuttavia, il venir meno di tali vincoli non deve essere interpretato quale possibilità per gli Enti Locali di procedere alla costituzione senza più limiti.

Sul punto, per quanto afferisce alla parte stabile del fondo, l’art. 9, comma 2 bis, del D.L. n. 78/2010 dispone che a decorrere dal 1° gennaio 2015, le risorse destinate annualmente al trattamento economico accessorio sono decurtate di un importo pari alle riduzioni operate per effetto del precedente periodo. L’effetto di tale previsione si sostanzia nella circostanza che la base del fondo 2015 è costituita dal quantum del fondo 2014 il quale – nella sua formazione – ha tenuto in considerazione i vincoli ed i risparmi previsti dalla normativa vigente.

Analoghe considerazioni possono essere svolte in tema di parte variabile del fondo, atteso che il venir meno del vincolo di non superare il tetto del fondo 2010 trova naturaliter applicazione anche per la parte variabile del fondo stesso.

In ogni caso, la previsione di risorse per la parte variabile del fondo e/o l’incremento delle stesse alla luce dell’abrogazione del menzionato vincolo deve essere subordinata al rispetto delle vigenti disposizioni generali in tema di patto di stabilità e di tetto di spesa del personale.

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Alla luce delle suindicate premesse e della parziale modifica del quadro normativo di riferimento, si rende necessario verificare le possibilità ed i criteri d’incremento della parte variabile del fondo con particolare riferimento per le risorse destinate alla dirigenza. Orbene, ai fini dell’incremento delle risorse per il personale non dirigente del comparto Enti Locali, l’articolo 15, comma 5, del CCNL 1.4.1999 e le successive orientamenti applicativi dell’Aran (RAL076 del 2011), individuano i seguenti vincoli da rispettare:

· deliberazione preventiva all’inserimento nel fondo da rendere al più entro i primissimi mesi dell’anno;

· motivazione relativa all’attivazione e/o implementazione di servizi aventi rilievo esterno;

· motivato e concreto incremento qualitativo e quantitativo dei servizi interni e/o erogati dall’Amministrazione (ad es. minori tempi di attesa, arricchimento del servizio, aumento delle prestazioni);

· erogazione subordinata alla verifica del raggiungimento degli obiettivi e/o allo svolgimento della prestazione mediante indicatori e giudizi dell’utenza;

· destinazione prevalente del personale impegnato nel servizio e ruolo attivo dello stesso nell’erogazione e miglioramento del servizio;

· risorse quantificate secondo precisi criteri ragionevoli e trasparenti;

· risorse messe a disposizione dopo la verifica dei risultati ed inserimento delle stesse nel bilancio e nel PEG.

Per quanto afferisce alla dirigenza, il CCNL del 23.12.1999 prevede una norma analoga all’art. 15 sopra richiamato. Invero, l’art. 26, comma 3, del menzionato contratto per la dirigenza stabilisce che in caso di attivazione di nuovi servizi o di processi di riorganizzazione finalizzati all’accrescimento dei livelli qualitativi e quantitativi dei servizi esistenti, ai quali sia correlato un ampliamento delle competenze con incremento del grado di responsabilità e di capacità gestionale della dirigenza ovvero un incremento stabile delle relative dotazioni organiche, gli enti, nell’ambito della programmazione annuale e triennale dei fabbisogni di cui all’art.39, comma 1, della legge 449/1998, valutano anche l’entità delle risorse necessarie per sostenere i maggiori oneri derivanti dalla rimodulazione e nuova graduazione delle funzioni dirigenziali direttamente coinvolte nelle nuove attività e ne individuano la relativa copertura nell’ambito delle capacità di bilancio con conseguente adeguamento delle disponibilità del fondo per la retribuzione di posizione e di risultato. Analoga disciplina si applica agli enti, anche di nuova istituzione, che istituiscano per la prima volta posti di qualifica dirigenziale nella dotazione organica.

In argomento, è di palmare evidenza che l’art. 15, comma 5, del CCNL personale non dirigente del 01.04.1999 e l’art. 26, comma 3, del CCNL dirigenti del 23.12.1999 sono norme che disciplinano secondo principi del tutto simili la possibilità di incrementare le risorse della parte variabile del fondo sia per il personale non dirigente che per i dirigenti, individuando dei requisiti (quali – a mero titolo d’esempio – l’incremento dei livelli qualitativi e quantitativi dei servizi) cui subordinare l’aumento delle risorse.

A riprova di quanto sopra, giova evidenziare che l’ARAN, con l’orientamento applicativo AII99 del 05.09.2012, ha inteso – in perfetta analogia con l’art. 15, comma 5, del CCNL 01.04.1999 – individuare i seguenti criteri di applicazione e vincoli per procedere all’incremento delle risorse della parte variabile dei dirigenti in ossequio alle disposizioni di cui al cennato art. 26, comma 3:

· un’attenta e puntuale valutazione delle proprie condizioni organizzative e di bilancio con l’obiettivo di evitare applicazioni contrattuali suscettibili di censura da parte degli uffici ispettivi del Ministero dell’Economia in analogia a quanto già previsto in materia di regolamentazione dell’art.15, comma 5, del CCNL dell’1.4.1999 per l’incremento delle risorse decentrate del personale non dirigente;

· un effettivo accrescimento dei livelli qualitativi e quantitativi dei servizi esistenti, ai quali sia correlato un ampliamento delle competenze con incremento del grado di responsabilità e di capacità gestionale della dirigenza rispetto allo standard preesistente;

.accertamento dei risultati raggiunti mediante il sistemadei controlli interni e solo in presenza di tale accertamento, l’ente può decidere un adeguamento  delle disponibilità del fondo per la retribuzione di posizione e di risultato;

· individuazione ed accertamento, mediante il sistema della “pesatura”, dell’eventuale incidenza del peso delle nuove funzioni e responsabilità rispetto a quello che è stato già accertato con la precedente pesatura;

· conferma dell’incremento del fondo per gli anni successivi solo in presenza di reali, stabili e significativi incrementi dei servizi e delle relative competenze e responsabilità delle funzioni dirigenziali interessate;

· il venir meno successivo dei risultati raggiunti, comporta la cancellazione dell’incremento delle risorse attesa la carenza della motivazione e del presupposto giuridico dell’erogazione.

Orbene, dall’analisi dei criteri applicativi elaborati dall’ARAN, emerge chiaramente che l’incremento della parte variabile del fondo è strettamente connessa ad un miglioramento e/o aumento effettivo, duraturo e stabile nel tempo dei servizi erogati al pubblico e/o interni alla struttura amministrativa e che a tale miglioramento/aumento corrisponda un ampliamento delle responsabilità e maggiori funzioni e competenze in capo a dirigente.

Unitamente a ciò, giova rilevare che la valutazione dei requisiti per l’incremento del fondo è legata ad una puntuale valutazione dell’aumento delle responsabilità, funzioni e competenze del dirigente in virtù del miglioramento qualitativo e quantitativo dei servizi effettuata secondo il vigente sistema dei controlli interni e solo in presenza di tale accertamento, l’ente può decidere un adeguamento delle disponibilità del fondo per la retribuzione di posizione e di risultato (ARAN, AII99 del 05.09.2012, lett. d).

Il suindicato criterio trova fondamento in una specifica disposizione di legge quale è l’art. 40, comma 3 quinquies, del D.Lgs. n. 165/2001 e s.m.i. che stabilisce espressamente come lo stanziamento di risorse aggiuntive….è correlato all’effettivo rispetto dei principi in materia di misurazione, valutazione e trasparenza della performance e….in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni.

l ruolo essenziale della verifica, altresì, è confermato dall’art. 26, comma 6, del CCNL del 23.12.1999 il quale, con specifico riferimento alle ipotesi previste dal comma 3 (e dai successivi 4 e 5) del medesimo articolo, demanda alla contrattazione integrativa la verifica della effettiva sussistenza delle condizioni atte a legittimare l’integrazione (eventuale) delle risorse destinate al finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti.

Pertanto, la verifica e la valutazione dei miglioramenti effettuati e delle nuove responsabilità in capo al dirigente rappresentano elementi essenziali per procedere all’incremento della parte variabile del fondo.

In materia di miglioramento qualitativo/quantitativo dei servizi, è opportuno effettuare alcuni esempi contenuti nella contrattazione collettiva decentrata integrativa della dirigenza di alcuni Enti Locali:

· nuove funzioni e competenze conferite alle amministrazioni da parte di leggi nazionali e/o regionali;

· nuovi servizi e/o riorganizzazione degli stessi che determinano un incremento del grado di responsabilità e di capacità gestionale dell’ente;

· incremento della complessità organizzativa dell’Ente Locale;

· responsabilità formali ed organizzative;

· complessità della gestione delle risorse messe a disposizione;

· introduzione di sistemi di pianificazione e controllo finalizzati all’ottimizzazione del processo organizzativo e della produttività dell’ente;

· sviluppo della professionalità mediante l’acquisizione di nuove conoscenze e competenze coerenti con le esigenze organizzative dell’ente e con l’aumento della produttività.

I suindicati esempi rappresentano un quadro dei criteri adottati da numerosi Enti Locali presenti nel territorio nazionali. Tuttavia, ogni singola amministrazione, coerentemente con la disciplina generale posta dalle vigenti normative, può individuare ulteriori criteri al fine di adeguare gli stessi alla realtà amministrativa cogente. In conclusione, alla luce delle norme contrattuali vigenti e degli orientamenti applicativi elaborati dall’ARAN, è coerente ritenere che, analogamente a quanto previsto per il personale non dirigente, sia possibile procedere all’incremento della parte variabile del fondo per i dirigenti degli Enti Locali ai sensi e per gli effetti dell’art. 26, comma 3, del CCNL del 23.12.1999 previo rispetto dei vincoli e dei criteri sopra richiamati nonché di quanto previsto in materia di patto di stabilità e di tetto per la spesa del personale.

              FABIANO CROVETTI

 

 

 

 

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Tiziana Flenghi

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